pRonti a preciPitare?
Cosa c'è di meglio di lasciarsi trascinare verso vette insperate dove potersi meravigliare fino alla fiNe, per poi cadere precipitosamente in basso con un vuoto nello stomaco? Lasciatevi trascinare da queste pagine...

BAZAR SEGNALA
IL LABIRINTO DELLE ILLUSIONI PERDUTE – Romolo Bugaro (Rizzoli. 359 pp., 18 euro)

bugaro

Questo libro parla anche di noi. O almeno di quelli di noi che abbiamo un’età compresa tra i 35 e i 45. Che da giovani – come i giovani di ogni tempo (ma anche quelli di oggi?) – abbiamo covato illusioni sul nostro futuro. Le solite: di non lasciarci corrompere dal mondo adulto, restare fedeli alle amicizie e diventare tutto fuorché uguali ai nostri genitori. Per poi accorgerci che “il mondo girava e tu facevi parte del mondo, muovevi soldi, lavoro, progetti, tuttavia dopo un certo numero di anni di attività […] non potevi nasconderti che […] quella sovreccitazione costante, era anche una grandiosa pièce collettiva, un esorcismo quotidiano.” Da qui lo smarrimento, il grado di malessere che si può misurare “sulla base di tutte le cose che gli veniva in mente di fare - che faceva – senza sapere perché.”
Romolo Bugaro
torna sul luogo del suo primo romanzo - tra la buona e brava gente della nazione - riproducendo calligraficamente questo meccanismo inceppato, il girare a vuoto di Eliane, Enrico, Marco e Carlo, sodali fin dai tempi del liceo, artefici di esordi in società tanto sfolgoranti quanto le relative cadute. Nel caso di Enrico e Eliane (divenutane moglie) poi, ricalca quasi pedissequamente il caso Parmalat e la disfatta della famiglia Tanzi.
Senza giustificare errori né emettere condanne, ma con un’orchestrazione diretta splendidamente, Bugaro ha scritto il libro che tutti noi dovremmo leggere in questo lungo inverno della coscienza.
Colonna sonora: AA. VV. Congarbo

TALENT SCOUTING
IL PRIMO CHE SORRIDE – Martino Ferro (Einaudi. 157 pp., 14 euro)

ferro

Che dei bambini non si sa niente ce lo ha enunciato - con una costruzione cruda e tersa, di rara efficacia che dura nel tempo – Simona Vinci, già alcuni anni fa. E ancora prima vengono in mente il giardino di cemento di Ian McEwan e, più in là, la Zazie nel metrò richiamata dalla quarta di copertina. Ma si farebbe un torto al bell’esordio di Martino Ferro, sottacendone la sua originalità: la voce inedita della sua protagonista – l’undicenne Nicòl – che pare rappresentare esemplarmente la condizione di totale spaesamento dalla realtà dei bambini di oggi e la loro ricerca disperata di appigli nel sempre più vacillante, contraddittorio e immaturo mondo adulto.
Nicòl vive in una roulotte, con la sorella tatuata Mara che campa di espedienti (anche illegali), nonostante la madre – attrice dilettante - abiti una casa proprio di fronte. Va a scuola, con risultati anche brillanti, ma soprattutto brama l’ascolto di qualcuno che ne abbia voglia e brancola, tra Firenze e le sue colline, in cerca di qualche sprazzo d’amore. Anzi del primo bacio, che dispenserà al primo che sorride. Le sue avventure - lievi seppur sempre a un passo dal precipitare in dramma - sono vissute con la seria caparbietà del bambino di trarvi una qualche forma di insegnamento, all’inseguimento di desideri in stato ancora embrionale. Creatura meravigliosa, perché capace di meravigliarci fino alla fine.
Colonna sonora: KAMA Ho detto a tua mamma che fumi

PENSARE LEGGENDO
IL CODICE NASCOSTO – Clotaire Rapaille (Nuovi Mondi Media. 188 pp., 16,50 euro)

rapaille

E se il consulente per il marketing stesse per soppiantare lo psicanalista? Come dite: un’idea balzana? Eppure nell’odierna società dei consumi, esiste un nuovo malato (a vari livelli di cronicità): il consumatore. Chi altri può aiutarlo a uscire dal tunnel di compulsività, di coazione a ripetere il gesto dell’acquisto, se non guru mondiali del settore come Clotaire Rapaille? Lui, francese trapiantato negli USA, vanta numerose collaborazioni con alcune delle aziende di maggiore influenza sul mercato internazionale, per le quali ha individuato le caratteristiche che i loro prodotti dovevano avere per accaparrarsi il consenso della clientela. Il suo metodo? Individuare il codice nascosto, il bisogno latente che si cela dietro l’aspirazione a possedere qualcosa. E per farlo non si è avvalso dei soliti sondaggi, avendone rilevata l’inattendibilità, che dipende dal fatto che quando vi rispondiamo usiamo la razionalità, reprimendo la pulsione. Mentre invece il bisogno, l’anelito, il desiderio sono roba di pancia. Così, lui si è messo di persona a interrogare i soggetti. Scoprendo cose sorprendenti: che esiste un inconscio culturale. Che rende un italiano profondamente diverso da un americano. Saperlo, può evitare spiacevoli incidenti diplomatici. Oltre a renderci più consapevoli e quindi più liberi. Anche più liberi di non comprare. (Ma non è che così faremo di Rapaille un disoccupato?)
Colonna sonora: MINISTRI I soldi sono finiti

UPPER READERS
ORIENTARSI CON LE STELLE – Raymond Carver (minimum fax. 553 pp., 17,50 euro)

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I libri di poesia, come le medicine, andrebbero sempre tenuti a portata di mano: il senso di infelicità manifestandosi come una febbre improvvisa che è bene sedare immediatamente. Ecco la poesia funziona come un antipiretico: se non è in grado di curare la malattia, tiene a bada la febbre. Come? Offrendo consolazione. Di quel tipo particolare che solo una sincerità assoluta può dare (il grado zero dell’essere umani). Così la poesia, quando è efficace, scova negli anfratti dell’ordinario la vita nella sua essenza: momenti di dolore inconsolabile alternati al piacere estatico della scoperta continua (questo si offre allo sguardo del bambino che alberga in noi fino alla fine).
Tutto ciò per caldeggiare l’acquisto delle poesie complete di Raymond Carver. Autore notissimo per la perfezione dei suoi racconti, molto meno per le sue raccolte poetiche. Che pure hanno un andamento prosastico simile, stessi contenuti e, spesso, analogo scioglimento repentino in levare. In questi versi - solo in apparenza spontanei, in realtà finemente cesellati – si riverbera tutta l’esperienza dell’autore: la sua prima vita, di marito e padre precoce, annegata nell’alcool e la seconda, di successo letterario e grande amore, stroncata dal cancro a soli 50 anni.
L’intero corpus è struggente. Certo che potendo segnalare solo un paio di cose – l’immenso dolore e l’immenso piacere – non ci sono dubbi: A mia figlia (alcolizzata come lui) e Per Tess (moglie, amica e mentore). Che aspettate a correre in farmacia, ops... libreria?
Colonna sonora: THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN The Good, the Bad & the Queen

OLD FASHION
LETTERE A OELZE – Gottfried Benn (Adelphi. 408 pp., 30 euro)

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Quanti conoscono Gottfried Benn (1888 – 1956), a parte gli studiosi di germanistica e, certo, i lettori tedeschi ciclicamente investiti dalle dispute riguardanti il suo grado di coinvolgimento con il regime nazi-fascista? Temiamo pochi. Eppure la sua statura letteraria non può sfuggire a coloro che si imbattano in una qualunque delle sue opere. Semmai possono esserne allontanati da alcuni elementi costitutivi: una malcelata attrazione per la decomposizione materiale, la riflessione alta e ininterrotta sullo spirito tedesco, certe pagine da cui traspare una dissociazione mentale che sfocia nell’allucinazione vigile. Ma quanti vincano la ritrosia, compiano lo sforzo di andare avanti accettando di non capire tutto fino in fondo, ne sono ripagati dal nitore della prosa, che apre squarci sulla realtà offrendo prospettive inedite.
In questo lungo carteggio intellettuale (dal 1932 al 1945) c’è tutto Benn. Anche perché spesso affiora il dubbio che Oelze non sia altri che un’invenzione per dialogare con un se stesso ideale. Troviamo approfondimenti sulle sue opere in fieri e a posteriori, i confronti con Goethe e Nietzsche, l’adesione al nazismo e la persecuzione dei nazisti, i fatti reali come brusio di sottofondo, l’attività medica in ospedale (per prostitute prima e nei campi di guerra poi), la necessità di porre una barriera tra sé e gli altri (persino la figlia). Insomma un’anima sola: contro tutto il mondo. Colonna sonora: NEIL YOUNG & CRAZY HORSE Live at the Fillmore East

BAZAR COLLECTION
GLI ANNI D’ORO DEL DIARIO VITT raccontati da Goffredo Fofi (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri. 326 pp., 26 euro)

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Dice: Jacovitti. E subito, a meno di essere teen-agers, appaiono immagini brulicanti. Ne fissiamo alcune: un paio di scarpe saldamente ancorate al suolo e il suo proprietario un po’ più in là, ripiegato su se stesso in un volo carpiato, il suo moto rappresentato da possenti scie. Uomini tranciati a metà, indipendenti l’una dall’altra, nei movimenti così come nella volontà. O ancora innumerevoli calembour lessicali.
Gente cresciuta con certezze in età scolastica – il Diario Vitt, appunto – che da grande regala alle coppie che mettono su casa lo spassosissimo Kamasutra di Jac, ora può donare e donarsi un richiamo all’infanzia che neanche delle madeleines: l’epopea trentennale del Diario per eccellenza. Ripercorrerne la storia – come ottimamente fa Goffredo Fofi nelle puntuali chiose alle varie edizioni – significa raccontare l’Italia dal 1950 al 1980 (i suoi umori politici, l’evoluzione dei costumi, lo spirito anarchico che in fondo la contraddistingue), dando altresì conto dei principali avvenimenti internazionali. Per poi abbandonarsi al gusto retrò di potersi dire ammirati di fronte alla capacità di usare toni irriverenti senza ricorrere a modi volgari, suggendosi Cocco Bill o una versione alquanto particolare del codice della strada. E scoprendo alla fine che non si chiamava Diario Vitt a guisa dell’autore, ma in quanto costola del giornale dell’Azione Cattolica Il Vittorioso.
Colonna sonora: SNOOP DOGG The blue carpet treatment


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