Colpi d'autore
Letture mozzafiato. O deliri onirici. Guizzi geniali. O immersioni profonde in temi abissali. Novelle brillanti. O biografie "vip" ke diventano strumenti x conoscere l'America delle contraddizioni

BAZAR SEGNALA
NEBULOSA DEL BOOMERANG – Gianfranco Bettin (Feltrinelli. 127 pp., 12 euro)
Maria, giovane polacca di Cracovia, sta fuggendo. Per campi, di notte. Scalza e ferita, i vestiti laceri. Braccata da due uomini armati. Gli stessi che l’hanno avviata alla prostituzione e che hanno appena seviziato una collega sotto i suoi occhi, in una sequenza di un realismo quasi insostenibile.
Dopo 13 pagine – perfette e mozzafiato – di “Nebulosa del boomerang”,  il groppo ti si strozza in gola, la bile tracima in un’emorragia di rabbia e un imperativo interiore dice che basta, devi fare qualcosa, non puoi più lasciarti cullare da una morbida indifferenza: troppo dolore muto nel mondo.
Salto. Walter è un trentottenne sempre scontento. Uno sradicato, costretto com’è dal proprio ruolo di funzionario dello Stato a cambiare città di continuo. Vive in campagna, scisso tra l’accettazione dei compromessi tipici della gestione del potere e l’aspirazione a sentimenti rotondi, perfetti, idealistici, che ritrova espressi negli standard del jazz che fu.
Salto.
Giorgia fa la tassista. Spesso opera di notte, per guadagnare di più. Costretta a capire presto che la vita è dura, ha deciso di affrontarla ad armi pari: gira con una pistola nel cruscotto.
Inevitabile che i tre destini si uniscano, in una scena madre carica di tensione. Come in un delirio onirico, certe immagini sembrano una moviola estenuante, altre scorrono rapidissime, si inceppano e proseguono a salti: vietato raccontare come finisce. Con uno stile stringato, ridotto all’osso, tendente al nocciolo duro dell’esistenza, Gianfranco Bettin ha scritto – per parafrasare il suo romanzo d’esordio – qualcosa che brucia: un noir civile, cupo e non consolatorio, e che tuttavia indica delle possibili vie d’uscita. Nella solidarietà tra esseri umani.
Colonna sonora: FRANKIE HI NRG Rapcital

TALENT SCOUTING
DATECI DEL LEI – Luca Dresda (Cadmo. 246 pp., 12 euro)

Non ci sono più le mezze stagioni, signora mia. E nemmeno le mezze età. Ci faccia caso: si passa improvvisamente dall’essere giovani al divenire vecchi, così come dalle mezze maniche al vestito di velluto. E ciò perché il limite della giovinezza si è spostato talmente in là, che un giorno ci chiamano ancora ragazze e il giorno dopo si è assalite dall’osteoporosi.
Finalmente qualcuno che si ribella. Si chiama Keat e, avendo varcato da un bel po’ la soglia dei trentanni, non ne può più di entrare dal tabaccaio ed essere invariabilmente trattato con la considerazione di sufficienza sociale e la distanza ravvicinata del “tu”. Da qui il grido di rivendicazione “Dateci del lei!”. Di più, consapevole che la sua - di precario professionale ed esistenziale – è una condanna condivisa da un’intera generazione, gli viene la brillante idea di fondare un Sindacato dei Trentenni. A dire il vero, Marina, la sua migliore amica, non è che si mostri entusiasta all’idea, ma vale la pena provare lo stesso. Perciò, Keat si mette in moto, incrocia una moltitudine di personaggi – perlopiù caratteri femminili - e ben presto il lettore intuisce che l’unica soluzione rintracciabile è quella data dall’esperienza individuale. Ma il colpo d’autore - quello che rende davvero divertenti i capitoli di questo romanzo - consiste nel non aver fatto di Keat il solito sfigato ipersensibile. Al contrario è bello, intelligente, ha successo con le donne e coglie spietatamente il nocciolo del problema, quando dice: “sei sadica e giochi senza lasciare che gli altri partecipino. Adesso che ci penso anche io sono così, siamo tutti così e ce ne vantiamo”.  Il gioco di Luca Dresda è ben strutturato e risulta seducente a noi partecipanti in virtù di una lingua mobile e fresca. 
Colonna sonora: TOSCA J.A.C.

PENSARE LEGGENDO
LA RUSSIA DI PUTIN – Anna Politkovskaja (Adelphi. 294 pp., 18 euro)
Meglio non nascere maschi in Russia. Almeno oggi, nella Russia di Putin. Potreste essere arruolati e non sopravvivere alla decadenza morale in seno all’Armata Rossa. Subire ad esempio il destino del soldato Pavel, il cui cadavere è stato dimenticato sul campo di battaglia. O quello delle 54 reclute costrette a disertare dalla follia dei propri superiori, i quali, annoiandosi a morte, si sono ubriacati e inventati il furto di un mezzo militare come sistema per giustificare la tortura fisica.
Non meno nefasti sono i metodi dell’ex KGB, oggi FSP. La corruzione nel Paese dilaga? La criminalità organizzata impera? Chi prova a opporsi a questo stato di cose viene tempestivamente dissuaso con  minacce ben poco velate. Se poi è duro d’orecchi, ci pensa l’FSP a produrre false prove che gettano discredito a suo carico, decretandone la morte sociale.
E come giustificare le efferatezze comandate dei soldati russi nel corso delle due guerre cecene? E il raid nervino nel teatro di Mosca con ottocento civili ostaggio dei terroristi ceceni? E che nessun membro del governo russo sia entrato nella scuola di Beslan nel tentativo di evitare il massacro?
“Ho riflettuto a lungo sul perché ce l’ho tanto con Putin”, dice l’autrice. Ma è colpa sua se Putin è capo del governo russo, dell’FSP e dell’Armata Rossa? Poi conclude che “i veri responsabili siamo noi”, riferendosi alla rassegnata inerzia del popolo russo.
Il libro si legge d’un fiato. A tratti pamphlet accorato, a tratti efficace affresco letterario. E dopo risulta difficile osservare con lo stesso distacco le immagini delle passeggiate di Putin nei ranch texani o i suoi bagni nelle piscine di ville sarde.
Colonna sonora: AIMEE MANN The forgotten arm

UPPER READERS
RAGAZZO DI ZUCCHERO – Ken Harvey (Playground. 150 pp., 12 euro)
Ricordate le polemiche sulle scuole di scrittura creativa? E’ ormai roba di ventanni fa. Nate in America, si temeva che, considerate le rigide regole impartite dai docenti - sia nella fase di  montaggio della storia che nella sua descrizione (improntata al rigore dello scrivere bene) – potessero appiattire lo stile dei nuovi autori a uno standard omogeneo. Niente di più falso. E a dimostrarlo c’è la varietà della produzione di scrittori che hanno frequentato tali scuole. Che per fortuna si sono diffuse anche in Italia. Con il risultato che oggi è raro imbattersi in un esordiente che non sappia scrivere o sfruttare appieno lo sviluppo di un’idea interessante. L’unico limite, semmai, è che ci sono in giro molti validi scrittori di racconti e ben pochi romanzieri.
Queste considerazioni vengono in mente girandosi per le mani Ragazzo di zucchero di Ken Harvey, uno che prima ha frequentato e che ora insegna in una scuola di scrittura creativa del Massachusetts. Raccolta di  novelle-gioiello, brillanti e intense da ogni angolo uno le guardi, prismi che lasciano intravedere nitidamente quanto la vita possa essere a tratti dolente o esaltante. Storie che raccontano la perdita. Di genitori, amici, amanti.
Perdita reale o emotiva, momentanea o definitiva, portatrice di sconquassi ma anche di nuove direzioni. La sofferenza è lasciata intuire, accennata a colpi di pennello, riferita seccamente, quasi sempre trattata con l’understatement dell’ironia. Significativo a questo proposito il bellissimo Rovesciando le mucche, in cui il protagonista, dopo aver subito da piccolo una sconvolgente manipolazione paterna attraverso il richiamo del gioco, ormai adulto e di fronte alla morte del padre, trova il modo di afferrarsi a un appiglio. E si salva. 
Colonna sonora: YANN TIERSEN Le retrouvailles

OLD FASHION
L’ANIMA CHE GUARISCE – Stefan Zweig (Edizioni e/o. 345 pp., 17 euro)
C’è qualcuno più old fashion di Stefan Zweig, massimo cantore di un mondo – l’impero austro-ungarico, fissato per sempre nel celeberrimo “Il mondo di ieri” – già irreversibilmente dissolto al momento in cui ne scrive?
Autore di enorme successo in vita, caduto nell’oblio post mortem, la sua opera giace in attesa di riscoperta. Per questo, la pur meritoria riproposta di un suo libro del 1931 da parte delle Edizioni e/o, avrebbe avuto bisogno di qualche nota informativa su di lui. Avremmo così appreso che Zweig si era - per così dire - specializzato nelle biografie storiche. Addirittura, in alcuni casi, a gruppi di tre. Holderlin, Kleist e Nietzsche. Balzac, Dickens e Dostojevskij. Casanova, Stendhal e Tolstoj. E, come nel nostro caso,
Franz Anton Mesmer, Mary Baker-Eddy e Sigmund Freud. Tutti e tre accomunati dalla vocazione a curare anime. Ma con metodi assai diversi, essendo figure di epoche differenti.
Mesmer, vissuto nel ‘700, è l’inventore del mesmerismo, terapia basata sull’energia magnetica. La Baker-Eddy ha dato origine negli Usa, nel corso dell’800, a un movimento religioso denominato Christian Science. Freud, con la psicanalisi, ha influenzato tutto il ‘900. Di ciascuno dei tre, Zweig ripercorre l’esistenza. Le prime eccitanti scoperte. Il fuoco della passione per l’anima dell’uomo. Le iniziali difficoltà a vedere riconosciuti i risultati del proprio operare. L’adesione cocciuta a un modo di sentire e vedere le cose.
E poco importa se alcune analisi risultano un po’ datate. Anzi, è proprio questo il bello: il piacere che dà assistere alla proiezione di una pellicola muta e in bianco e nero. 
Colonna sonora: MATTHEW HERBERT Plat du Jour

BAZAR COLLECTION
SEAN PENN – Richard T. Kelly (Sperling & Kupfer Editori. 440 pp., 16 euro)
Tranquilli: Sean Penn non è morto. Anzi, è vivo e lotta insieme a noi. Eppure negli USA gli hanno dedicato una monumentale biografia. Per di più una biografia orale, vale a dire una raccolta di testimonianze apologetiche da parte di persone che tuttora lo frequentano.
Sarebbe un po’ come scrivere un libro sulla vita di Sergio Rubini, intervistando Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy e Asia Argento (a proposito perché qualcuno non lo fa?)
Ciò detto, e aggiunto che l’essere ammiratori di Penn – l’immenso attore degli ultimi “Mystic River”, “24 grammi” e “The assassination” o l’ottimo regista de “La promessa” e dell’episodio migliore del corale “11 settembre 2001” – conferisce una carica non indifferente di appeal a questa lettura, bisogna riconoscere che alla fine delle oltre 400 pagine se ne sa molto di più dell’America, delle sue dinamiche politiche e produttive (segnatamente nel settore cinematografico of course) e della sua affascinante complessità: difficile stabilire alla fine se prevalga l’aspetto repressivo-interno/ aggressivo-esterno ovvero la liberalità del diritto di parola e del poter essere quello che si sceglie.
Perché Sean Penn incarna tutto questo: una vita summa di contraddizioni. Figlio di un attore che ha subito l’ostracismo maccartista, matrimonio con l’icona dello star system Madonna, ruoli svariati ma con una certa prevalenza per il macho sofferente che alla fine dovrà saldare i conti con strumenti violenti, portavoce dell’altra America – quella contraria alla guerra - in Iraq. In ogni caso tutto fuorché – come recita il sottotitolo – un cattivo ragazzo. 
Colonna sonora: GEORGE DUKE Duke


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