SfidE LETterarie
c'è KI OSA scrivere x non impazzire. KI per bilanciare la sua attività di politico (!!) e KI per spiegarci... come metter su famiglia!

BAZAR SEGNALA
SUITE FRANCESE – Irène Némirovsky (Adelphi. 415 pp., 19 euro)

Che peccato che Irène Nemirovsky non sia riuscita a completare la sua “sinfonia in cinque movimenti”! Quasi certamente sarebbe stata una opera mondo capitale per comprendere il secolo dei totalitarismi. E i meandri dell’animo umano: perché “solo chi ha osservato gli uomini e le donne in un periodo come questo può dire di conoscerli – e di conoscere se stesso”. A impedirglielo, non l’indeterminatezza tipica dei grandi romanzieri del ‘900, ma la deportazione in un campo di concentramento nazista. Infatti, nata nel 1903 a Kiev, discendeva da una famiglia ebraica benestante che, in fuga dalla rivoluzione d’ottobre, trovò riparo a Parigi. Dove si integrò in fretta e bene, partecipando alla mondanità della classe agiata, lei scrittrice di successo, fino alla promulgazione delle leggi razziali. Quando, ormai braccata – immaginiamo per non impazzire e non chiudersi in un rassegnato pessimismo – iniziò a comporre Suite francese.
Il libro è diviso in due parti:
Temporale di giugno, in cui si racconta il drammatico sfollamento dei parigini nelle campagne in seguito all’invasione tedesca, e Dolce, dove si sviscerano le reazioni dei francesi alla forzata convivenza con l’occupante. Scritto praticamente in presa diretta, con in mente la lezione di Tolstoj, è una narrazione corale: “Un romanzo deve somigliare a un viale pieno di sconosciuti, in cui passano solo due o tre creature che conosciamo a fondo, non di più […] utilizzare le comparse […] per sminuire i personaggi principali […] niente di più salutare, in un romanzo, di questa lezione di umiltà inflitta ai protagonisti”, dice un personaggio. Dove abbondano chiaroscuri e sfumature:
ai vili è concessa la facoltà di redimersi e ai virtuosi la possibilità di corrompersi.
Se è vero che “dopotutto, si giudicano gli altri solo in base al proprio cuore”, il cuore della Némirovsky doveva essere molto capiente. E infinitamente tollerante. 
Colonna sonora: GAL COSTA  Hoje

TALENT SCOUTING
DOPO I LAMPI VENGONO GLI ABETI – Pierfrancesco Majorino (peQuod. 142 pp. 12 euro)
I politici non amano la narrativa.  Pochi di loro vi si sono cimentati in qualità di autori. E forse questa è una fortuna. Né risulta che ne siano appassionati lettori: se vi capita di scorgerne qualcuno in treno o durante un dibattito pubblico, li vedrete con il solito fascio di giornali sottobraccio e al massimo con qualche titolo di saggistica. E questo è un peccato, perché così si perdono una insostituibile chiave interpretativa della realtà. Motivo probabile? Sono prevalentemente uomini e, in ciò rispecchiando la società, lasciano che il godimento dei romanzi sia appannaggio della componente femminile. 
Eccezione che conferma la regola Pierfrancesco Majorino - giovane segretario cittadino DS a Milano - che ha pubblicato un notevole libro d’esordio. Niente intrighi politici, per carità. Ma una storia individuale, una detection story per l’esattezza, in cui la voce narrante, pur imputata di un delitto, rifiuta di discolparsi, dilaniata com’è tra brandelli di memoria e un’identità lacerata. Siamo dalle parti dello Stiller dello svizzero Frisch, se è vero che il protagonista ci ammonisce fin dall’inizio: “non dirò mai questa agognata e persa verità […] al massimo penso che vi porterò dentro a un labirinto di parole”. Facendo in seguito affermare a un altro personaggio che “esiste la verità delle cause e quella delle conseguenze. La verità non è sempre se stessa e a volte la si può tagliare”. Nonostante l’attrazione per la giovane D.ssa Pinardi (a rappresentare il fallimento della psicanalisi nella individuazione della verità) il nostro eroe esistenzialista non può che far la fine che a un certo punto ci aveva preannunciato: “oggi, che come il pesce rosso mi rigiro nella brocca e dentro il mare, la libertà è quell’idea del trapezista senza rete, così intelligente e libero da schiantarsi in fondo al vuoto”. Se anche non lo eleggete, leggete Majorino!                 
Colonna sonora: MONDO MARCIO Solo un uomo

PENSARE LEGGENDO
LETTERA ALLA TUA FAMIGLIA – Vittorino Andreoli (Rizzoli. 150 pp., 9.50 euro)

Chi è lo psichiatra più simpatico – l’unico? – che conosci grazie alla tv? Ma certo è quel signore allampanato, con i capelli arruffati e le sopracciglia cespugliose: insomma quello che ha le physique du role dello scienziato pazzo di Ritorno al futuro. Quello gentile, che non sgomita per dire la sua, alla conquista di qualche secondo di visibilità in più. Che interpellato su qualche devianza minorile non addossa ai genitori tutte le colpe del mondo, consapevole che se anche le avessero non servirebbe a nulla metterli in croce.
Si chiama Vittorino Andreoli: e che ti combina, anziché pubblicare dispense in edicola sistemandosi il ciuffo? Ti scrive una lettera. Anzi: a te e alla tua famiglia.
Ma stai tranquillo che non la troverai in cassetta, come quelle del Presidente del Consiglio. Questa, se vuoi leggerla, dovrai acquistarla in libreria. Se hai una famiglia, se pensi di metterne su una o se hai deciso di rinunciarci – e comunque avrai pure una famiglia d’origine, no? - ne vale davvero la pena. Ne uscirai corroborato, pieno di voglia di fare. Correrai addirittura il rischio di tornare a casa e abbracciare i tuoi familiari, dicendogli che non possono sapere quanto sono importanti per te. Magari loro lì per lì non capiranno, ma tu sarai comprensivo del loro stupore e attenderai che il seme del bene germogli i suoi fiori. Quando ciò accadrà riporrai il libro in biblioteca. Fino a che, piano piano, non dimenticherai la devozione necessaria a tenere vivi gli affetti familiari. A quel punto però conoscerai l’antidoto: rileggere Lettera alla tua famiglia.
Che dice di tanto straordinario Andreoli? In fondo niente che con un po’ di buon senso tu non ti possa dire da solo. Poche sane regole espresse in forma confidenziale e chiara. Seguirle – affidarsi al cuore – ti porterà lontano: te, la tua famiglia e l’umanità.           
Colonna sonora: GEORGE CLINTON  How late do U have 2 B B 4 U R absent?

UPPER READERS
NELLA FATTORIA – John Updike (Guanda. 161 pp., 13 euro)

Certo che le cose erano diverse una volta! Pensate: Joey - protagonista di questo libro scritto nel 1965 - a 35 anni si è già sposato, ha fatto 3 figli, ha divorziato e si è risposato con Peggy. Qui lo cogliamo mentre con la seconda moglie, e il di lei figlio undicenne, lascia New York per recarsi in campagna a far visita alla vecchia madre. Nella fattoria, per l’appunto. Percepiamo subito che nell’aria incombe il conflitto tra due idee contrastanti che stanno alla base del Sogno Americano: quella rurale, rappresentata dalla madre, e quella urbana, incarnata da Peggy.
Joey, sta semplicemente in mezzo, incapace di prendere una posizione, consentendo così al lettore di soppesarne pro e contro.
L’inizio è incalzante, con la madre che giudicando le nuove conoscenze dice a Joey: “il ragazzo sembra intelligente. E’ curioso, perché la madre invece non lo sembra”. Date le premesse, inutile dire che le incomprensioni tra suocera e nuova nuora sono destinate a un crescendo inevitabile fino alla rottura. Temporanea perché è in agguato un evento parzialmente catartico. Ma ciò che conta è l’occasione per Joey di fare il punto sulle scelte fin lì compiute, di valutare il proprio grado di maturazione confrontandosi con il portato dell’educazione subita (“ne ho passate tante e non capisco perché quella vecchia signora debba avere un tale potere su di me. E’ ridicolo. E’ degradante”).
Insomma: un romanzo raffinatissimo – del resto Updike è maestro nel delineare l’indeterminatezza dell’americano medio, basti pensare alla tetralogia di “Coniglio Angstrom” – che non risente del peso degli anni, considerata l’universalità delle dinamiche familiari che scandaglia.                
Colonna sonora: GREEN DAY Bullet in a bible

OLD FASHION
APPUNTAMENTO A SAMARRA – John O’Hara (minimum fax. 291 pp., 10,50 euro)

C’era una volta in America. Avrebbe potuto intitolarsi anche così questo libro. Come l’opera di Sergio Leone. Infatti, come nel film, la vicenda si svolge negli anni del Proibizionismo. Per la precisione nel 1930, l’anno seguente alla Grande Depressione. In una cittadina di provincia inventata - Gibbsville  - che altri non è che la trasposizione romanzesca del luogo di residenza dell’autore (Pottsville) il commercio di alcool è ufficialmente bandito, eppure ogni circolo, ogni locale atto al divertimento, ogni casa in cui si tenga una festa, è dotato di pertugi segreti da cui spuntano intere casse di superalcolici. I PUSHER del tempo - la manovalanza della criminalità organizzata – sono i famosi bravi ragazzi, più che tollerati dalla gente cosiddetta perbene.
Come Julian English, giovane rampollo che commercia in auto di lusso, che da un po’ di tempo non fa che ubriacarsi. Finché la vigilia di natale, in preda ai fumi dell’alcool, non getta un bicchiere di whisky addosso a un personaggio socialmente più importante di lui. Il giorno di natale non si parla d’altro: è come se con quel gesto improvvido Julian avesse sfidato l’intera élite cittadina. Da qui ha inizio una discesa agli inferi inesorabile e rapidissima. Continui litigi coniugali, ma soprattutto un’altra colossale sbronza, che porta Julian a rasentare il disastro: tradisce la moglie davanti ai suoi occhi e per di più facendolo con l’amante del boss locale. Fino a un tristissimo epilogo.
La grandezza del romanzo sta nell’abilità con cui sono delineati la moltitudine di caratteri che si agitano in questa spoon river. Anche se su tutti svetta la sbruffoneria fitzgeraldiana di Julian, che cela la natura irredenta ad accettare le convenienze sociali dell’autore stesso.                               
Colonna sonora: MARS VOLTA  Scab dates

BAZAR COLLECTION
THE BOB DYLAN SCRAPBOOK 1956-1966 – testi di Robert Santelli (Feltrinelli. 64 pp. + cd audio, 48 euro)

Vabbè: chi è Bob Dylan, lo sanno tutti. Anche le pietre (che rotolano).
Una leggenda vivente che vorrebbe non esserlo (una leggenda).
Un menestrello rock, da anni in lizza per il Nobel della letteratura.
Un genio scostante che sprigiona la propria arte da ormai oltre cinquantanni.
Così come anche le pietre sanno che il decennio in cui il suo astro è asceso al firmamento del rock, da lì illuminando con la pioggia di luce screziata dei suoi testi le vite di molti – coetanei all’inizio, poi i figli e oggi i nipoti – è quello che va dal 1956 al 1966.
In altre parole: dall’apprendimento dei primi rudimenti di pianoforte, chitarra e armonica al capolavoro di “Blonde on blonde”, uno dei primi long playing doppi della storia del vinile.
Tanto vale allora concentrarsi sulla forma pregevole e sui contenuti sostanziosi di questo cofanetto dedicatogli. Dicendo subito che vale quel che costa, non fosse altro per l’elaborato packaging e per il suo porsi come oggetto da collezionisti. I quali andranno letteralmente in sollucchero visionando rari ritratti giovanili di Mister Tamburino, il testo autografo – tra gli altri - di Blowin’ in the wind o i biglietti delle sue prime esibizioni.
E nel dispiegare alcuni ritagli di giornale dell’epoca, appiccicati sulle pagine del libro con simil nastro adesivo, come fossero stati apposti dal più idolatra dei fan. Oppure nell’ascoltare sul cd audio la viva voce di Dylan, che risponde a diversi intervistatori: una voce camaleontica, giovane o vecchia, chiara o sporca, nasale o di gola. (Per chi non sapesse l’inglese, tranquilli: c’è un libretto con le traduzioni). Da leggere, guardare e scartabellare. Godendo.  
Colonna sonora: BOB DYLAN Blonde on blonde


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