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C’era una volta un piccolo Re, succeduto al trono di suo padre, morto improvvisamente in giovane età.

Il piccolo aveva ereditato un reame d’acqua molto grande, un mare che andava da nord a sud e da est a ovest in cui vigevano le solide leggi paterne.

 

La prima di queste, e la più importante, vietava a chiunque ogni tipo di navigazione: “Il mare è pericoloso, figlio mio - diceva sempre al piccolo - è un ambiente movimentato e imprevedibile, avviluppa, confonde, disordina, si trasforma in flutti e onde che inghiottono e distruggono e, anche quando è calmo, nasconde nelle sue profondità animali pericolosi”.

 

Il bambino, come tutto il reame, era cresciuto nella convinzione paterna e viveva quindi, insieme al suo popolo, aggrappato a un grande scoglio isolato, nella più completa ignoranza di ciò che lo circondasse.

 

Un giorno, poco prima dell’alba, mentre faceva una delle solite passeggiate intorno al suo scoglio, scorse, dietro a un grosso sasso, una specie di bastone di legno. Notò che lo strano strumento assomigliava alla pala con cui fin da piccolo aveva visto gli operai di suo padre costruire molte delle abitazioni arroccate sulle cime più alte del regno. Decise di portarlo a casa per studiarne la funzione.

 

Leggendo tutti i libri della biblioteca, scoprì che il bastone si chiamava REMO e che, se utilizzato con movimento costante e accompagnato sincronicamente da un altro remo, poteva favorire alcuni spostamenti lungo certe distanze sull’acqua da una qualsiasi zattera.

 

La semplice esistenza di un tale strumento incuriosì il giovane Re a tal punto da desiderare ardentemente di testarlo. Così, seguendo le indicazioni dei libri della biblioteca, fece costruire la prima zattera che il reame avesse mai veduto e posseduto, e un secondo remo.

 

Tutti, tra il popolo, erano contrari e spaventati dalle intenzioni del giovane Re, ormai evidenti a tutti, poiché infrangevano la legge più importante dello scoglio che fino a quel momento ne avevano garantito la conservazione e la preservazione.

Per questo motivo, il giovane Re non riusciva a partire, poiché non trovava un compagno che impugnasse, accanto a lui, il secondo remo della zattera.

 

Solo Bietolina, la figlia del pescatore più anziano dello scoglio, era eccitatissima all’idea di poter finalmente conoscere ciò che circondava lei e tutto il reame.

Una sera, al tramonto, si fece avanti e disse al giovane Re: “Oh mio signore, in paese si mormora che presto lei prenderà la via del mare per esplorare il suo regno. So che tutti sono impauriti e che nessuno vuole accompagnarla, poiché la ritengono uno sciagurato che metterà in pericolo la vita serena di questo luogo tranquillo. Mio padre mi ha spiegato come funzionano i remi, poiché i pescatori degli altri regni confinanti, suoi amici, spesso li usano. Se lei vuole, io sarò al suo fianco”.

 

Il giovane Re fu felicissimo della proposta di Bietolina e insieme salparono dallo scoglio all’alba del giorno dopo.

 

Quando Bietolina e il Re (non più tanto giovane) tornarono in patria, raccontarono ciò che avevano scoperto:

 

“Il mare, è vero, è pericoloso, movimentato, imprevedibile, avviluppa, confonde, disordina, si trasforma in flutti e onde che inghiottono e distruggono e, anche quando è calmo, nasconde nelle sue profondità animali pericolosi. Ma è anche vero che nutre, culla, guida, rinfresca. E, al suo al-di-là, ci sono scogli spaziosissimi, quasi infiniti, piante da cui crescono cibi mai assaggiati quaggiù (alcuni gustosissimi), tanta gente diversa da noi e tra loro, più scura e più chiara di carnagione, che parla lingue a volte incomprensibili ma con una grammatica che si può imparare per comunicare; quasi tutti pregano un dio diverso dal nostro (magari è un parente?), che potrebbe darci utili consigli anche a noi, e fanno l’amore e la guerra come noi ma con modi e tecniche differenti”.

 

Da quel giorno tutti vollero conoscere altri scogli al di là del mare e remare divenne l’attività principale del reame. Il giovane Re fu chiamato Re Mare e Bietolina divenne la Regina dello scoglio. 

 

Anni più tardi, quando morì il padre di Bietolina, accadde un fatto che sorprese tutti gli abitanti del regno: egli lasciava al paese un’eredità di mille miliardi in perle marine!

Dalla lettura del testamento si scoprì che ogni inverno, durante la notte di Capodanno, quando tutti erano distratti a festeggiare, il vecchio tirava fuori da un nascondiglio segreto la barchetta che si era costruito grazie all’aiuto dei suoi amici pescatori dei mari confinanti, e, remando nel buio della notte, andava in mezzo al mare a pescare le sue perle. Il testamento era accompagnato da una lettera agli abitanti dello scoglio e a sua figlia Bietolina che diceva più o meno così:

 

“Vi lascio tante perle quanti sono gli anni che ho vissuto per raccoglierle e metterle insieme. Con esse potrete acquistare tante barche e tanti remi per conoscere il mondo che vi circonda, migliorandolo e migliorandovi. Non abbiate paura, come non ne ha avuta mia figlia,

 

il vostro umile Bazar”.


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