Parole inquiete
Autori che scatenano emozioni diverse e sorprendenti… per ridere, pensare, sorprendersi…

BAZAR SEGNALA

COLPI AL CUORE – Kari Hotakainen (Iperborea. 353 pp., 16 euro)

hotakainen

Chi ha detto che i nordici sono freddi e che, tutti raziocinio, difetterebbero di due caratteristiche – fantasia e ironia - tipiche invece dei latini? Delle due una: o questa è una gran panzana o Kari Hotakinen, pur essendo della periferia di Helsinki, è un latino. E, dato che questo romanzo ha il sapore della commedia, e che oltretutto è intriso di cinema, potremmo definirlo come una sorta di matrimonio alla finlandese.

Un matrimonio degli anni ’70, quello tra Raimo e Ilona: disoccupato, padre distratto e cinefilo ossessionato dai film di violenza lui; venditrice di salotti, factotum in casa e soverchiata dai due figli piccoli lei. Raimo, prototipo del maschio egoista e infantile la cui passione passa sopra ogni altra cosa, vive barricato in casa in attesa di un’improbabile segnale, una chiamata del destino. Che arriva, grazie a una trovata dell’autore: la produzione de “Il padrino”, temendo ritorsioni da parte della mafia, decide di spostare nella periferia nord di Helsinki il set originariamente destinato in Sicilia. E’ l’occasione per Hotakainen per parodiare Francis Ford Coppola e il divo Marlon Brando e per Raimo di inventarsi espedienti per entrare in contatto con il dorato mondo di celluloide e mettere così in mostra il suo presunto talento, dispiegando consigli di sceneggiatura non richiesti. Senza però avere fatto i conti con l’esasperazione di sua moglie, che cercherà di imporre a Coppola il suo punto di vista: la famiglia de “Il padrino” non è credibile perché le donne, figure succubi, sono messe in secondo piano. 

Si ride spesso, come nel caso dell’odio di Raimo per i film svedesi, mattoni di un’ora e mezza “dove alla fine non si arrivava mai a chiarire niente e ci si perdeva in chiacchiere da qualche parte tra la riva del mare e la veranda con primissimi piani di volti angosciati”. (Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta, senza il coraggio di dichiararlo).  

Colonna sonora: SCISSOR SISTERS Ta-dah

 

 

TALENT SCOUTING

I FIGLI DEGLI ALTRI – Caterina Bonvicini (Einaudi. 182 pp., 12,50 euro)

bonvicini

5 racconti disposti perfettamente: dovessimo stilare una classifica in base al personale indice di gradimento sarebbe proprio questa, dal primo al quinto. Quindi onore all’autrice, all’editor o a tutti e due, poco importa. Quello che importa invece è l’averli messi nel giusto ordine: troppo spesso capita nei libri di racconti che la freccia migliore all’arco dell’autore si trovi sparpagliata a casaccio, quando ormai è tardi per modificare un’idea che ci si è fatta al primo approccio, quasi a voler ignorare di proposito l’importanza di partire bene.

Caterina Bonvicini invece parte benissimo con un racconto davvero ottimo: “Valentina delle rose”. Che per l’appunto, come un mazzo di rose stretto in mano, è capace di inebriare per profumo e colore, ma anche di pungere con le sue spine. Valentina è una bambina Rom che vende fiori nei ristoranti, coinvolta in un legame sempre più stringente con la giovane donna che narra la sua vicenda. Che, a un certo punto, pensa anche di prenderla in affido, poi ritraendosi. Senza scivolare in facile folklore, la Bonvicini ci restituisce un mondo – il nostro - visto con gli occhi di Valentina, in una gamma di sfumature che passa dal candore al cinismo e dalla generosità umana all’utilitarismo materialistico. Anche la figura della madre di Valentina è tratteggiata in modo memorabile, a far da contraltare con i suoi colpi di testa alla natura esitante della narratrice.

Dopo c’è “L’amante perfetta”, che impressiona per lucidità di sguardo e capacità di descrivere situazioni reali. “La formula minima” inscena un rapporto erotico vittima-carnefice tra due adolescenti e “Non adorarmi” rappresenta il connubio potere carismatico-crudeltà in una famiglia alto-borghese. 

Insomma storie mosse dalla difficoltà di stabilire la giusta distanza nei confronti dell’altro, dove avvicinarsi troppo sfocia nella violenza. Mai giustificata, se non nel brevissimo “Amarsi da cani”: perché lì “non c’era crudeltà”. 

Colonna sonora: LILY ALLEN Alright, still 

PENSARE LEGGENDO

CONSIDERA L’ARAGOSTA – David Foster Wallace (Einaudi. 382 pp., 15,50 euro)

WALLACEwallace

Seguire il consiglio del titolo - considerare l’aragosta – può portare in territori che neanche uno si immaginava: a pensare prima di portarsi il cibo alla bocca. Infatti, dall’assistere alla celebrazione di un rito pagano come il Festival dell’aragosta del Maine al desiderio di approfondire in che modo arrivino sulle nostre tavole le carni animali, il passo è breve. A farcelo fare, con questa raccolta di reportage narrativi, è David Foster Wallace. Uno che – come dice Zadie Smith – “ha semplicemente il tipo di cervello che viene voglia di frequentare”. Vale a dire un approccio aperto, privo di pregiudizi, attratto dalla complessità di ciò di cui si occupa. E un modo analitico di esporlo: testi pieni di note a piè di pagina, che approfondiscono, specificano o sono di tipo aneddotico. Insomma, nessuna fonte lasciata intentata al fine di rappresentare la realtà dei fatti. Resa con il suo stile caratteristico che mescola l’alto e il basso, la tendenza all’astrazione intellettuale e lo zavorramento delle radici popolari, che ne hanno fatto l’autore di punta della narrativa americana odierna.

In fondo, poco importano i temi trattati: Wallace sa irretirci a prescindere. Che si tratti di partecipare al Galà per l’assegnazione dell’Oscar al cinema porno, di manifestare delusione perché non esiste corrispondenza tra la genialità del tennis espresso da Tracy Austin e la sua autobiografia, di seguire le peripezie di un candidato alle primarie repubblicane sconfitto da Bush o di descrivere l’11 settembre dalla casa della signora Thompson nell’Illinois, il risultato è lo stesso: che dopo guardiamo a tutte queste cose con occhi diversi. 

Colonna sonora: MICHAEL FRANTI & SPEARHEAD Yell fire 

 

 

UPPER READERS

GASOGRAMMA – Serge Gainsbourg (Isbn Edizioni. 92 pp., 8,50 euro)

GAINSBOURG

Possibile che Gainsbourg come Zidane? Se infatti il campionissimo franco/algerino ha abbandonato i campi di calcio consegnandoci sì una grande prova tecnica, ma anche un’immagine indelebile che disvela una parte negativa di sé, cosa pensare del libro che ci ha lasciato il cantautore franco/slavo all’inizio della sua parabola discendente - una parodia dei meccanismi che sottostanno al funzionamento dell’arte contemporanea – se non che sia anche una malcelata confessione dei segreti del suo successo? Per quanto autodistruttivo si è sempre contraddistinto, potrebbe anche essere. Come a voler gridare: “Tutto è una farsa. E anch’io che l’ho sempre sbandierato, lo sono a mia volta”.

L’io narrante di questo racconto allegorico – un’autobiografia iperastratta – è un pittore che ci parla da un letto d’ospedale, in un delirio febbricitante. La sua è un’urgenza di rivelazione: dirci che i prodotti della sua arte sopravvalutata sono solo un grande bluff, originato dalla necessità di mascherare una disfunzione patologica da cui è affetto sin dalla nascita. Si chiama meteorismo (per evitarvi la fatica di consultare il vocabolario: si tratta dell’eccessiva presenza di gas nell’intestino). I quadri nascono per l’effetto di rimbombanti flatulenze reiterate tradotte in segni grafici dalla mano-sismografo dell’artista: i gasogrammi per l’appunto. 

Genio d’un uomo, Serge Gainsbourg! Poliedrico, inquieto e intemperante. Il più amato tra gli irriducibili ribelli a cavallo tra i ’60 e i ’70. Nonché il più invidiato tra i brutti fascinosi per le bellissime donne che ha saputo far invaghire di lui. Uno dal fiuto mai fermo e come tale grande anticipatore di mode - tanto per dire, primo importatore europeo della musica reggae - con questo libro ha spiazzato i suoi critici. 

Colonna sonora: APOLLO NOVE Res inexplicata volans 

 

 

OLD FASHION

LA SORELLA – Sàndor Màrai (Adelphi. 228 pp., 16,50 euro)

marai

Le storie di Sàndor Màrai, a cominciare dal suo capolavoro “Le braci”, hanno un che di ineluttabile. C’è sempre un qualcosa che grava nell’aria sin dall’inizio - di solito un evento doloroso – che, pur essendo già occorso, non viene raccontato subito. Anzi, il gioco da prestigiatore di Màrai consiste proprio nello spostarne più in là possibile la rivelazione, fino a indurre nel lettore una tensione quasi parossistica.

Addirittura, in questo romanzo del 1946, dobbiamo aspettare pagina 68, perché la storia si metta in moto. Non che prima non succeda niente, ma in realtà l’intero primo capitolo è un lungo prologo. Che mette in campo lo scrittore, voce narrante, e il suo rincontrare il celebre pianista Z. in un’amena località montana della Romania, alla vigilia di natale del terzo anno di guerra mondiale. Durante il comune soggiorno in una modesta pensione, una presunta coppia di coniugi si suiciderà per motivi imprecisati. Tale drammatica circostanza consentirà la nascita di un rapporto confidenziale tra i due ex conoscenti, che avrà come conseguenza il lascito allo scrittore di un manoscritto in cui Z. racconta l’evoluzione della malattia che lo ha indotto ad abbandonare la musica.

L’epopea di Z., in fuga da un complicato ménage à trois di cui era convinto di avere il controllo e sorpreso dal male mentre si trova in viaggio per Firenze, è quella dell’artista da vecchio roso dal dubbio che l’ossessiva dedizione alla propria arte altro non sia stata che un modo per congelare ogni altra passione. In questo senso “ogni malattia è una condanna […] per una specie di reato complesso, di cui mi ero reso colpevole per il fatto di non aver vissuto, lavorato e amato come avrei dovuto”. 

Colonna sonora: LAMBCHOP Damaged 

 

 

BAZAR COLLECTION

IL CASO SCAFROGLIA – Corrado Guzzanti (BURsenzafiltro. Libro+Dvd, 24,90 euro)

guzzanti

Meglio confessarlo subito: nei confronti di Corrado Guzzanti nutriamo un pregiudizio che potrebbe inficiare ogni pretesa di obbiettività. Anche se si tratta di un pregiudizio positivo: che il nostro infonda a tutto ciò che tocca un barlume di genialità. Infatti, se la sua vena parodistica non si dissolve in un catartico sganasciamento di risate, continuando invece a pulsare nelle nostre menti a distanza di anni, è perché le apparenti macchiette dei politici di turno in realtà rappresentano delle maschere di un certo modo di essere italiani.

Esemplare, in questo senso, risulta “Il caso Scafroglia”, striscia televisiva trasmessa dalla tv pubblica in sordina, in orario ad hoc, nell’anno di grazia 2002. Tanto per rinfrescarci le idee, il momento è funesto, per almeno 3 motivi: il Cavaliere imperversa forte di un notevole successo elettorale, ha appena messo al bando la pericolosa triade di controinformatori (Biagi, Santoro, Luttazzi) e si prepara a varare la legge Cirielli. E Guzzanti risponde da par suo. Nell’ordine: un Tremonti intento a sistemare i conti pubblici con la calcolatrice, come un qualsiasi ragioniere, distratto da un tonitruante Bossi che lo costringe ad un’esilarante riedizione de “Il sorpasso”; un massone incappucciato che ordina programmi e personaggi televisivi da propinare a un’opinione pubblica ormai in stato comatoso; un Padrino primadonna che a priori ricusa annoiato ogni giudice gli venga proposto in quanto avrebbe la sentenza a lui sfavorevole già scritta in faccia.

Sono questi formidabili cortocircuiti, insieme ai tanti altri qui presenti (il dvd dura 4 ore), che testimoniano meglio di un documentario gli anni che abbiamo appena vissuto e che si riammirano volentieri tra sghignazzi liberatori e il dovere di non dimenticare che se siamo stati così solo poco tempo fa, forse non ne siamo ancora del tutto immuni. 

 

 


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node