Intervista esclusiva per Bazar a Ilda Bartoloni, giornalista del Tg3
Ilda Bartoloni è una giornalista del Tg3, da sempre impegnata a raccontare il dibattito sulla questione femminile. Ha creato per La Rai, prima al Tg2 dove è entrata nel ’79, poi al Tg3 nel ’95, le prime trasmissioni dal punto di vista delle donne (prime e ancora oggi uniche nel panorama dell’informazione televisiva): Diogene dalla Parte delle Donne e Mafalda (’89 -95 ) per il Tg2, Pari e Dispari e oggi Tg3 Punto Donna al Tg3. Ha scritto vari saggi, tra cui “ Il Nuovo Potere delle Donne“ 2001- Sperling & Kupfer. L’ultimo, “Come lo fanno le ragazze”, edito da Baldini Castoldi Dalai Editore (già alla seconda edizione- è uscito il 16 marzo) in cui ha raccolto la testimonianza di 22 giovani donne sul loro rapporto con il sesso. Ponendo loro domande molto esplicite, ha ricevuto risposte dettagliate. E’ una lettura divertente, nel senso di scorrevole e varia. Perché al fianco di donne liberate, curiose, capaci di ridere del sesso, ci sono storie drammatiche, di esperienze dolorose e traumi subiti. E c’è un interessante confronto con la generazione delle madri, quella post ’68, che per la prima volta nella storia – almeno come fenomeno di massa – scopriva le esigenze peculiari del proprio corpo femminile.

 

 Allora Ilda: “Come lo fanno le ragazze”? Io, una volta chiuso il libro, mi sono reso conto di non essere in grado di dare una risposta concisa e generalizzante. Mi sembra anzi di poter dire che lo fanno in maniera molto eterogenea…

Rispetto alla mia generazione, quella delle “ ragazze degli anni settanta “ c’è un cambiament
o, direi quasi epocale. Intanto queste giovani donne parlano tranquillamente di masturbazione e cominciano a praticare l’autoerotismo sin dall’età di quattordici, quindici anni. E questo è molto importante, perché vuol dire che si conosce il proprio corpo e si ha un rapporto diretto con l’orgasmo, con il proprio piacere: un primo fondamentale passo per l’elaborazione di una “propria cultura del piacere”.

In secondo luogo non ‘c’è più un solo amore, ma tanti amori. Le relazioni sessuali che per queste ragazze cominciano qualche anno dopo l’esperienza della masturbazione ( ma solo qualche anno dopo ! ) sono varie e portano sempre di più ad una conoscenza di se stesse, del proprio corpo, all’elaborazione di una identità ben sganciata dai desideri e le proiezioni maschili. Queste ragazze sanno e pertanto “osano” chiedere al maschio, manifestano apertamente le loro esigenze, non si accontentano.

Per le ragazze della mia generazione dichiarare di non aver provato l’orgasmo, voleva dire sentirsi immediatamente accusata di essere frigida . L’uomo non metteva quasi mai in discussione la sua capacità di far felice una donna. Oggi fortunatamente i ragazzi si mettono in discussione, sono disponibili a comprendere che quella femminile è una sessualità diversa dalla loro e ad accoglierla.

 Educazione impartita dalla famiglia, prime esperienze, ruolo ricoperto nella società da adulte: ti sei fatta un’idea di quale sia il fattore determinante l’approccio verso la sessualità?

La sessualità è c
ome una scala, ogni gradino è un passo verso una maggiore conoscenza di se stessi. Per le ragazze di questo inizio di secolo è il mezzo per arrivare ad una identità completa, autonoma . Non basta l’emancipazione per la creazione dell’identità femminile, ci vuole un’identità psicologica, quindi sessuale, autonoma.

 Il maschio. Mi sembra che dai racconti delle singole storie di queste ragazze emerga anche un quadro di come lo fanno i ragazzi. Anzi, statisticamente è ancora più preciso, dato che ognuna di loro racconta rapporti avuti con più di un partner. Molte sostengono che i coetanei maschi, al contrario di loro, spesso desiderano avere rapporti sessuali del tipo “chi c’è c’è”. Che ne pensi?

In filigrana, attravers
o le esperienze di queste ragazze, appaiono i maschi, fragili, un po’ spaesati, ma teneramente accoglienti, pronti a cercare di comprendere un mondo che appare loro sempre diverso, il mondo delle nuove donne. Alle volte si spaventano, alle volte vorrebbero scappare, altre volte vorrebbero rapporti del tipo “ chi c’è, c’è”, ma in linea di massima mi sembra che stanno crescendo anche loro e che possiamo essere ottimisti per il futuro.

 Il padre. Mi sembra che nella maggior parte delle storie il rapporto avuto con il padre influenzi la scelta del partner: l’innamoramento scatta per individui che ne ricalcano le caratteristiche o, al contrario, per altri che non abbiano niente in comune con loro. E’ così?

L’innam
oramento per il padre è forte in quasi tutte le ragazze di cui ho raccontato la storia e certamente influenza la scelta del partner in un senso o nell’altro, a seconda se si risolve con una presa di distanza cosciente dal padre o invece se si rimane invischiati nei desideri infantili.

 La madre. Dato che molte delle ragazze raccontano di madri della generazione che ha fatto il ’68, mi ha un po’ sorpreso accorgermi che sull’argomento sessualità le figlie lamentano una certa difficoltà di dialogo. Tanto più oggi, in cui l’autorità genitoriale pare assolutamente scomparsa a beneficio di rapporti amicali, forse malsani.

E’ ver
o le madri della mia generazione hanno avuto paura di raccontarsi, di far capire soprattutto alle figlie quante lacrime e sangue hanno versato per conquistare se stesse, la libertà di essere se stesse. Alcune forse non si raccontano, perché hanno paura di ammettere di essere tornate indietro, di aver avuto paura di quella libertà tanto duramente conquistata, altre perché pensano che la libertà oggi per le ragazze è nell’aria che si respira, nei corpi stessi che noi abbiamo consegnato loro liberati, altre infine hanno paura per loro , per le figlie, di vederle soffrire nei rapporti con l’altro sesso, così come hanno sofferto loro…..

 Nella prefazione tu dici: “il loro linguaggio – nei momenti in cui si parla specificatamente di rapporti sessuali – mi è sembrato scarno, direi quasi povero, alle volte uniforme”. Il linguaggio delle loro madri, quando avevano la stessa età, era più complesso, ricco e variegato? Come e perché?

Hai ragi
one, il nostro linguaggio forse era assai più povero, quando si parlava di sesso, ma assai più ricco quando si parlava di relazioni sessuali e sentimentali. La nostra parola, la parola delle donne, riunite in gruppi di autocoscienza, o strillata per le strade nelle manifestazioni, ha cambiato il mondo e non riconoscere il valore di questa rivoluzione ( l’unica incruenta nella Storia ) oggi, come molti fanno, vuol dire proprio non avere il senso di quanti progressi siano stati fatti proprio grazie alla parola delle donne.

Come hai fatto a farle parlare di argomenti così intimi, come la masturbazione, i desideri sessuali, le trasgressioni? Molte di loro si sono confessate come forse solo dallo psicanalista. Ci sveli il trucco?

N
on c’è trucco e non c’è inganno ( era un giochino di bambini o che ? ), c’è stata solo la voglia di ascoltare e in loro la voglia di parlare. Io non ho giudicato e loro si sono aperte.

 Come ti è scattata la molla a scrivere un libro come questo? Io ho avuto la sensazione che, almeno il tuo approccio iniziale, fosse di timore nei confronti di un possibile ritorno all’indietro da parte della generazione delle figlie nei confronti delle lotte delle madri. Sbaglio?

N
o, non sbagli e questo ritorno indietro, in realtà, nonostante quello che raccontano le mie ragazze, cè. Basta vedere fine ha fatto questo referendum. Ancora una volta sul corpo delle donne si sono “scannati “ in prevalenza gli Uomini, dagli Uomini della Chiesa a quelli della Politica. Per paura, per volontà di controllo. “ Sessualità e riproduzione “ in mano alle donne, libere di scegliere, incute paura, te lo dimostra, nel suo piccolo, un libro come il mio, osannato e detestato nello stesso tempo, perché rimette in gioco fantasmi e sogni dal’68, al femminismo, al sesso : tabù che ancora spaventano.


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