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Bazar come una vite...

Come una vite, Bazar tiene insieme: beante o contigua, ogni esperienza, anche alternata in sequenze disarmoniche, viene connessa ad altre (conseguendo o generando), senza lesioni nella trama.

Sembra che nell’avvitare e svitare ogni relazione si cazza o si lasca secondo bisogni, strategie, desideri, o secondo la misteriosa potenza dei venti nei diversi percorsi. E che ogni nesso s’infittisce o dirada, i contatti si saturano o si rilasciano in un’eco, i meccanismi guadagnano in efficienza o in qualità.

Utensile intelligente, la vite Bazar collega senza malizia le parti del tutto che, sempre diverse tra loro, possono quindi stare insieme senza conflitto in uno stesso grande campo semantico e semiotico, nessuno escluso.

Come l’obiettivo di una macchina di fronte al perenne tramutare, la vite Bazar sempre si corregge (nessuna posizione perfetta ma solo brevissimi momenti di approssimato equilibrio): allentando per ossigenare o strizzando per dare vigore, è una vite in continuo movimento e muta sempre posizione (e quindi non può arrugginire).

La vite Bazar, orientata dal volere delle parti, è piantata in affondo o appena appoggiata, morbida su materia morbida o dura dentro il duro.
Per dare sollievo sia a una vita sottovuoto sia a una che fa gioco.


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