Melanzana!
Ratatouille, caponata, parmigiana, moussaka... a ogni paese la sua ricetta di melanzane. Il suo nome originale? Forse deriva da Bdingin, a cui si aggiunse il suffisso MELO. Risultato? Melo-badingian...! Eppure c'è chi ritiene che significhi malum insanum

Celebrata quest’anno dall’Accademia italiana della cucina con le “Olimpiadi della melanzana”, i suoi frutti sono stati un altro regalo degli arabi, conquistando le cucine dei Paesi del Mediterraneo.
La melanzana si presta per preparazioni indimenticabili, dalla moussaka dei greci alla nostra parmigiana, passando per la caponata, senza dimenticare la ratatouille francese e infine le mille variazioni sulla crema protagonista delle tavole di arabi e indiani. In Turchia in particolare e’ diventata piatto nazionale l'imam bayildi (delizia dell’imam), a base di melanzane, pomodori e cipolle fritte, amato anche dal padre della patria, Kemal Ataturk, ma e’ molto diffusa in tutti i Balcani, spesso cucinata al forno ripiena

Il nome
Gli Arabi chiamarono la melanzana bdingin e quando fu introdotta in Italia subì l’aggiunta del suffisso melo divenendo così melo-badingian, quindi melangian.
In altre regioni il suffisso fu petro, per questo si ebbe pedro-badingian dal quale si formerà petronciano, altro sinonimo con il quale è indicato quest’ortaggio. Nei diversi dialetti italiani la melanzana è stata chiamata anche petonciano, petroncianoo, petronciana, merinzana, maranzana, marignani (nel Lazio), malignane (in Campania), milangiane (in Calabria), mulinciani (in Sicilia) e simili!

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La storia
L’occasione per fare il punto sono state le recenti “Olimpiadi della melanzana”. Secondo quanto riporta l’Accademia della cucina italiana la melanzana, introdotta nel Mediterraneo dagli arabi, arriva prima in Spagna, circa nell’VIII secolo, mentre in Italia, in modo particolare in Sicilia, e’ nota nel XIII secolo. Originaria dell'India, sembra che la melazana fosse già coltivata nella preistoria, e sicuramente 4000 anni fa in Cina e in altri paesi dell'Asia centrale. I suoi frutti (bacche) erano anche conservati sotto sale, con aggiunta di pimenti. Il merito della diffusione in Italia pare vada ai frati carmelitani che la fanno entrare negli orti, dove erano coltivate sia le piante medicamentose, sia quelle alimentari. Anche se nel 1550 la melanzana è citata nel “Trattato della coltura degli orti e giardini” del naturalista italiano Soderini, occorrerà arrivare verso la metà dell’800 perché possa diffondersi. In Italia la melanzana è cucinata dal Quattrocento, prima usata nell’Italia centrale e poi in quella settentrionale dopo il XV secolo: per molto tempo infatti la melanzana viene considerata tossica.

La mEla dei fOLli!
Ma perché la melanzana in tempi antichi veniva definita come la “mela dei folli”?
Dalla credenza che il vegetale fosse velenoso, causando turbe psichiche e disturbi intestinali con meteorismo. Secondo il medico arabo Ibn Botlan, la melanzana generava "melanconici umori" e spingeva alla lussuria smodata; quattro secoli fa, studiosi e naturalisti accettavano l’antica credenza che faceva derivare il nome di melanzana dal latino malum insanum, dunque frutto insalubre. Da allora la melanzana ha sempre avuto molti nemici e addirittura furono messe in giro voci che diffondesse la peste, il cancro e la cefalea. Fu anche per questo che la melanzana fu soprattutto un ortaggio da classi medio-basse. Da qui la non corretta denominazione di mela insana o malum insanum, nella doppia accezione di mela non sana perché dannosa, e di mela che rende insani o folli!

Proprietà e piatti
Fra le varietà più diffuse prodotte in Italia ci sono la Gigante bianca di New York, la Precoce di Barbentane, la Violetta lunga di Napoli, la Violetta tonda siciliana. La melanzana contiene acido clorogenico e caffeico, assieme a sostanze simili a quelle contenute nel carciofo, di sapore amaro e con azione coleretica (miglioramento nella produzione della bile).
Migliora le attività digestive ed è un toccasana per ridurre il livello di colesterolo nel sangue e per il metabolismo del fegato.
La melanzana è stata la prima solanacea introdotta nel Mediterraneo e tutto fa ritenere che fin dall’inizio sia stata utilizzata come alimento soprattutto popolare. La melanzana, infatti, entrò nella cucina nobile e quindi nella gastronomia soltanto nel secolo XVI. Piatto segnalato nell’800 è la caponata siciliana, che nasce da un insieme di polipetti, sedano, melanzane in sugo agrodolce e il termine pare derivi da quello latino caupona, ossia taverna o ostessa, e all’aggettivo cauponia, cibo da taverna. Fatta di “cose varie”, ne esistono 2 formule: quella a base di verdure (dei poveri) e quella a base di pesce.

L’altra ricetta
Vegetariana e buonissima, è tipicamente indiana questa crema: Baigan Pora.
Ingredienti: 600 g di melanzane, 1 cipolla, 2 peperoncini rossi freschi, 3 cm di radice di zenzero fresco, 1 cucchiaio di olio di senape e sale.
Lavare e mondare le melanzane, inciderle nel senso della lunghezza e passarle in forno già caldo a 200° per 35 minuti. Mescolare alla polpa cotta delle melanzane gli altri ingredienti, tritati finissimi. Ottima da sola o per accompagnare un secondo di carne o verdura!

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L’angolo
Chi è stato a Torino fa sempre tappa da “Sindbad Kebab”, a due passi dal Municipio, dove non si servono bevande alcoliche ma si gustano ottimi piatti della cucina egiziana.
Il locale di Abdel Ghani offre la moussaka egiziana a 5 euro, un piatto di crema di melanzana a 3,50 euro, il classico Shawarma con patate fritte a 9,50 euro e l’equivalente vegetariano per 7 euro.
E’ anche take away in Via Milano 10, tel.0115216518.


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