Nicola Di Caprio
La passione per la musica sfugge alla regola anagrafica secondo cui ogni cosa dovrebbe avere il suo tempo. Tra i miei più cari amici, molti ormai ultraquarantenni, ci sono insospettabili professionisti letteralmente devastati dal r’n’r, gente abituata a vestire ogni giorno in giacca e cravatta e che come d’incanto si spoglia dei propri abiti per indossare la t shirt del gruppo musicale preferito. Seconda solo alla divisa della propria squadra di calcio, questa maglietta è la vera seconda pelle.

Neanche Nicola Di Caprio, peraltro, è più un ragazzino e come me batte abbondantemente i quaranta anche se la pelata tattica e il look da street styler lo fanno sembrare più un teddy boy che un marito devoto. Prima di essere artista visivo Di Caprio è stato a lungo musicista professionista. Il suo strumento è la batteria che ha suonato ai primordi degli Avion Travel (band casertana che ha vinto anche il Festival di Sanremo) e che in seguito ha utilizzato in alcune performance eseguite in luoghi artistici e non. In realtà questo suo andirivieni tra arte e musica non si deve tanto a una precisa strategia di contaminazione (da quando l’Arte con la maiuscola ha sdoganato le cosiddette pratiche basse la fusione con il mondo dei suoni è stata una costante) ma a una vera e propria necessità esistenziale.

Ovvero, se da parte mia non avrei mai fatto il critico senza gli ascolti di centinaia e centinaia di album all’anno, i cui suoni sono entrati nelle mie parole quasi come le immagini, Nicola non avrebbe potuto mai e poi mai diventare un (bravo) artista senza quella straordinaria compagna di solitudine che ti segue in casa, in auto e ti entra nel cervello dalle cuffiette del walkman. Una volta Wim Wenders ha scritto “Il rock’n’roll mi ha salvato la vita” ed è una frase che potrei usare come ex erga in ogni testo.

Ciò che trovo particolarmente interessante nel suo lavoro è l’ambizione di trasformare il suono in un’immagine, riuscire a mostrare la musica attraverso una “figura” bidimensionale. Il valore aggiunto dell’operazione di Nicola Di Caprio sta soprattutto nell’indagine antropologica che ogni scelta musicale implica. La sua ricerca sull’iconografia dell’industria del disco è infatti condotta alla stregua dell’indagine sociologica. La sua creatività trova terreno fertile nella cultura di massa, nasce dalla sua capacità di attraversare tutti gli ambiti della cultura popolare, dal cinema alla musica, dalla moda alla storia dell’arte.

Luca Beatrice


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