A sud del mondo
Perché è lì che la musica si fa + intensa: nelle note folk di una voce argentina, nelle voci nere di due cuori africani, nel rock caldo di una chitarra e un’armonica. O nelle improvvisazioni jazz di un’artista dal sangue latino. Per poi rimettere t

Chiara Civello

Last Quarter Moon

Universal

E’ un sottile piacere scoprire che un’artista romana, reduce da studi alla Saint Louis della Capitale, arriva, giovanissima, a collaborare con musicisti di fama internazionale come Phil Woods, Mick Goodrick, Mark Whitfield e David Gilmore solo per citarne alcuni. Ma anche le sue esperienze italiane con Roberto Gatto, Stefano di Battista o Pietro Lussu le hanno regalato un peso artistico non indifferente. La sua spiccata musicalità e le sue eccezionali qualità vocali le permettono non solo una non indifferente capacità interpretativa, ma anche una particolare attitudine all’improvvisazione. La sua abilità nell’usare la voce come un vero strumento, e la conoscenza approfondita di numerosi stili musicali, le consentono di svolgere un lavoro di ricerca musicale che la porta spesso a interessanti esperimenti. Questo disco d’esordio, caratterizzato da un jazz intimo e di grande femminilità, promette una carriera artistica di ampio respiro.

 

Silvia Iriondo

Tierra que anda

Ducale Music

Il suo è uno stile che parte dalla tecnica e dalla sperimentazione vocale per interpretare ballate popolari di grande intensità. Canzoni folk argentine che disegnano un percorso musicale sfuggente, in continua evoluzione, fluido, impossibile da misurare. Canzoni che parlano di uomini e paesaggi, di uccelli e di madreterra, musica etnica che sfiora la pelle con la delicatezza di un soffio di vento. Canti aborigeni che ritrovano un’identità nel tentativo di articolare una fusione tra suoni, radici e culture diverse. Le musiche della sua terra riprendono vita in una molteplicità di generi e ritmi e mettono l’accento sul rapporto tra l’uomo e il suo habitat. Un’artista da ascoltare e da sentire addosso, non solo per vivere intensamente le emozioni della sua musica, ma anche per dare un senso più profondo al nostro essere nel mondo.

 

Amadou & Mariam

Dimanche à Bamako

Warner Group

Nascere e vivere da “non vedenti” nel Mali nel periodo in cui il paese africano cominciava a rifiorire, dopo la proclamazione dell’indipendenza, in un tripudio di idee e creatività. E’ stato forse questo a dare ai due artisti la carica giusta per emergere. Due artisti uniti non solo dall’amore per la musica ma anche dall’amore tra di loro. Artisti dalle grandi capacità cantautorali che hanno sedotto pubblico, critica e tanti altri artisti, come Jean Philippe Rikiel, che hanno voluto condividere con loro musiche e palcoscenici. Il cd è infatti una semplice storia di emozioni condivise: con l’eclettico tastierista Cheik-Tidiane Seck, con il bassista, anch’esso cieco, Jimmy Bouba e con il cantante reggae Tiken Jah Fakoly. Sonorità afro-funk dai ritmi morbidi e trascinanti, dalle voci calde e penetranti, dall’affascinante miscela di archi e tamburi, sonorità senza confini che partono dalle tradizioni per esplorare nuovi orizzonti.

 

Gavino Parretta

Rossovino

Tide Records

Ricorda un certo rock mediterraneo alla Edoardo Bennato dei primi tempi, grazie anche al sapiente uso dell’armonica che spruzza di vibrazioni ogni brano. Ma non mancano momenti più blues, con battiti trascinati e sensuali, anche se il ritmo resta piuttosto serrato per tutto il cd. Un artista che ha fatto delle sue origini meridionali il proprio punto di forza: come nel brano La Notte del Cielo Cadente, in cui il sud è protagonista con i suoi giochi di albe sul mare, alghe nere, narghilè profumati e vini rossi da sorseggiare sotto stelle cadenti. Un artista che ama confrontarsi anche con altri estri creativi, come Fausto Pesce al piano in Felice di Vivere o Maurizio Carta all’hammond in Stanotte.

 

Dream Theater

Octavarium

Warner Group

A vent’anni dal loro esordio artistico i Dream Theater escono con un album che già nel nome ricorda che si tratta dell’ottavo lavoro in studio. Il rodato tandem di Mike Portnoy e John Petrucci (rispettivamente batterista e chitarrista) insieme alla voce di LaBrie e all’irrinunciabile contributo di Rudess alle tastiere e Myung al basso, con l’aiuto dei mixaggi di Michael Brauer, produce quel rock complesso, heavy progressive, che già in passato ha fatto vibrare orde di fan. Stavolta la band, tranne qualche significativa eccezione, si è concentrata su canzoni più brevi, in controtendenza rispetto ai precedenti album, caratterizzati sempre da brani lunghissimi. Un cd che tra i potenti suoni heavy metal insinua delicate melodie ed esaltanti esibizioni tecniche e che svela una lieve influenza in stile Coldplay o U2. Un lavoro ricco di atmosfere cupe, progressive come non mai. Infine va segnalato l’inedito ricorso ad una vera e propria orchestra negli ultimi due brani del cd, e la lunghezza straordinaria della canzone che dà il titolo all’album, e che dura 24 minuti.


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