evasione coLta e caZzeggi intelliGenti
non c'è che l'imbarazzo della scelta per le vostre leTture sotTo l'omBrelLone...

BAZAR SEGNALA
IL BAZOOKA DELLA VERITA’ – Sam Lypsite (Minimum fax. 277 pp., 14 euro)

lipsyte
Il libro dell’estate 2006? Se avete voglia di evasione colta, prosa pirotecnica e ironia dissacrante, nessun dubbio: questo è l’oggetto dei vostri desideri. Giova però un’avvertenza: ove lo teniate tra le mani in pubblico, rischiate di richiamare l’attenzione, dato che proromperete in ghignate sonore. Tanto per dire, sappiate che per attivare il bazooka della verità il protagonista Lewis Miner ricorre a grossi tiri da un bong alto un metro.
Tutto ha inizio il giorno in cui decide di scrivere al bollettino degli ex allievi del suo liceo per fornire aggiornamenti circa la sua evoluzione professionale. Non essendoci stata, gli parte una vena di deliri sproloquianti volta alla sistematica demolizione di quegli ex compagni che hanno avuto successo. Ne viene fuori una farsa ridanciana del mito americano, tra cui svettano per ridicolezza le figure del preside Fontana e dell’amico alcolico Gary, nonché quella titanica rappresentata da lui medesimo alle prese con la ex Gwendolyn.
Se proprio dobbiamo trovargli un difetto a questo romanzo è quello di essere una sequela ininterrotta di gag, tale da indurre talvolta all’assuefazione: tipo certe sceneggiature di Woody Allen. Ma è probabile che Lewis a questo appunto ci risponderebbe: “Vaffanculo. Era da tanto che volevo dirtelo. Solo che non trovavo le parole giuste”.
Colonna sonora: THE COUP Pick a bigger weapon

QUESTO LIBRO TI SALVERA’ LA VITA – A.M. Homes (Feltrinelli. 310 pp., 18 euro)

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Perché mai questo libro dovrebbe salvarci la vita? (Dal momento che ben pochi di noi condividono con il protagonista Richard Novack la condizione di amministratore di un cospicuo patrimonio, che tra l’altro continua ad alimentarsi grazie alla compravendita di titoli finanziari - ordinata attraverso una strumentazione hi-tech, mentre fa jogging sul tapis roulant – in un’autoreclusione dorata, all’insegna dell’igiene salutista). Ma perché molti di noi continuano a raccontarsi la favoletta secondo la quale buona parte della propria infelicità dipenderebbe dal non possedere abbastanza denaro per fare ciò che più gli aggrada.
Allora un giorno, ritrovandoci ricchi come Richard, potrebbe capitarci – come accade a lui - di sentire una fitta al petto, essere costretti a chiamare l’ambulanza e da lì in poi accorgersi di non essere come si credeva di essere. Capire che “certe volte non riesci a fare le cose per le persone per cui dovresti, incluso te stesso, però le puoi fare per qualcun altro, uno sconosciuto”. E nel percorso perfettamente coerente - la cui location è l’odierna Los Angeles - contornato di personaggi bislacchi ma credibili (come accade sempre con la Holmes), riuscire a recuperare se stessi. Proprio quando la nostra terra ci sta, letteralmente, crollando sotto i piedi.
Colonna sonora: BRUCE SPRINGSTEEN We shall overcome The Seeger Sessions

TALENT SCOUTING
STELLA ROSSA – Stefano Mellini (Fernandel. 124 pp., 12 euro)

mellini
Ecco di cosa si sentiva la mancanza nella narrativa giovane italiana: di una bella storia. Non necessariamente con una morale edificante. Miracolosamente priva degli immancabili dialoghi scoppiettanti simil-cinematografici, ma soprattutto di quella boria stilistica alla “mio dio, come scrivo bene! ma se ne accorgeranno gli altri?” Uno se ne rende conto leggendo questo libro di Stefano Mellini, ricavandone la conferma che è possibile anche da noi rappresentare la realtà con crudo realismo, stemperandone appena gli effetti depressivi con una dose di ironia. In altre parole fare l’operazione compiuta in Inghilterra dai vari Jonathan Coe, Nick Hornby e Zadie Smith.
Il plot è semplice. Una squadretta di calcio locale composta di spiantati (quasi tutti hanno avuto a che fare con la legge), contro ogni logica, comincia a capeggiare la classifica, quando il suo giocatore più forte (il marocchino Hamir) viene segregato in un C.P.T. per problemi legati al permesso di soggiorno. La reazione dei giocatori della Stella Rossa è inaspettatamente coesa ed efficace.
Romanzo sul senso di solidarietà che nasce fra gli ultimi quando l’unico possibile riscatto è quello collettivo, mette di buon umore. E dio solo sa quanto ce n’è bisogno di questi tempi.
Colonna sonora: CARMEN CONSOLI Eva contro Eva

LA CULTURA ENCICLOPEDICA DELL’AUTODIDATTA – Davide Bregola (Sironi Editore. 236 pp., 14,50 euro)

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L’Autodidatta è un uomo di fatica che ama le cose raggiunte con sudore. Fatica e sudore lo rassicurano. Invece la fortuna, in quanto variabile indipendente che sfugge al suo controllo, lo terrorizza. Così come si sente inadeguato rispetto a chi abbia percorso il regolare iter previsto. Per questo Giovanni Costa, l’autodidatta giovin scrittore protagonista di questo romanzo, ci sta simpatico. E per questo ci è, a tratti, insopportabile (come quando si infila a forza in elucubrazioni autoreferenziali allo scopo inconscio di piacere a un bel po’ di colleghi appena più famosi di lui).
La missione che Giovanni si è dato è la più alta possibile: scrivere il romanzo della verità. Intanto lui tradisce Maura e sopravvive in una condizione di indefinitezza emotiva, oltreché professionale. A mancargli è lo spirito di sacrificio, “un misto di coraggio, senso del dovere, progettualità, incoscienza e voglia di cambiare”. E ciò nonostante – o forse proprio perché – provenga da una operosa famiglia piccolo-borghese: il padre operaio elettrotecnico, poi divenuto impiegato, ora in pensione e la madre casalinga; un fratello con cui il rapporto è quasi inesistente pur abitando la stessa casa.
La verità assoluta la cerca su Google, nell’esperienza di amici fidati e nella letteratura. Intanto, per strada, ne trova una tutta sua. Conquistandosi anche l’affetto complice di noi lettori.
Colonna sonora: PIERO PELU’ In faccia

PENSARE LEGGENDO
PLATONE E LA LEGGE DEL PALLONE – Zap Mangusta (Rizzoli. 269 pp., 17 euro)

mangusta
Zap Mangusta lo ami o lo detesti. I detrattori rappresentano un drappello agguerrito disposto in due schiere. Quelli convinti della sacralità della filosofia – attività superiore dell’intelletto da esercitarsi con accademico cipiglio – istericamente disturbati dal maneggio disinvolto del millenario cogitare. E quelli che devono recensirlo, costretti ad affrontare sia un problema di collocazione che quello di descrivere di cosa parlino i suoi testi ibridi.
Prendiamo il caso in esame: di che tratta? Come recita il titolo, di Platone e di pallone. In altri termini di calcio e filosofia, mescolando la fenomenologia di questo sport agli insegnamenti morali che possiamo trarre dall’atto di confrontarsi con altri esseri umani per mezzo di un oggetto di forma sferica. Ne scaturisce un cazzeggio intelligente, una sapienziale rotolata al termine della quale si intravede il barlume dell’avere capito tutto, alternato al buio di non avere afferrato niente. Uniche certezze, alla fine, una forte commozione nella lettura delle prime cento pagine, grande spasso nelle successive e che, con questo libro, l’autore ha rispettato l’invito del padre – l’allenatore di calcio Diego Pesaola – quando da ragazzo gli disse: “e soprattutto non fare il pirla”.
Insomma antidoto consigliato per il dopo-sbornia mondiali.
Colonna sonora: SKIANTOS Sconnessi 1977-2006 unplugged

NULLA APPARE INVANO – Roberta De Monticelli (Baldini Castoldi Dalai editore. 187 pp., 12,50 euro)

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Che siate immersi nel solleone di un’isola deserta o all’ombra di uno stabilimento balneare superaffollato, che vi inerpichiate lungo sentieri scoscesi o vi dedichiate ad ampie passeggiate in mezzo a dimesse piantagioni di grano, che visitiate suk mediorientali o il centro commerciale di un grattacielo newyorkese, in fondo poco importa: date retta, portatevi dietro questo libretto, gradevole fin dalla sobria copertina e al tatto. Vi sono contenuti 45 capitoletti, pillole che potreste decidere di autosomministrarvi – al ritmo di tre al giorno – garantendovi un graduale ma costante miglioramento dell’umore.
Infatti, la vacanza è distacco dall’ordinarietà della vita lavorativa: un’occasione che dispone alla ricerca di senso. Senso che può essere inseguito – secondo l’autrice, che insegna Filosofia moderna e contemporanea a Ginevra – nelle piccole cose in cui capita di imbattersi. Basta volerlo, evitando di prenderle di petto, ma osservandole con spirito critico e indagatore. Si può così riflettere sul fatto che “il poco di essere che abbiamo può essere vissuto in 2 modi: con gratitudine per quel poco o al contrario con ingratitudine”, sostenuto nel capitolo intitolato “Paradise now”. Come il film sui kamikaze di cui ci occupiamo poco sotto. Curioso no? Vedete com’è vero che “nulla appare invano”?
Colonna sonora: ASHES Unisono

UppeR REadERS
IL PASSEGGIATORE SOLITARIO – W.G. Sebald (Adelphi. 60 pp., 5,50 euro)

sebald
Ogni scrittore ha un’ossessione. Quella di Sebald – sottile e instancabile indagatore del passato - era per le coincidenze in cui si imbatteva. Come quella rappresentata dal fatto che il proprio nonno e Robert Walser morirono lo stesso anno (1956), e, ancor più, dalla loro somiglianza fisica, testimoniata dalle foto che ritraggono quest’ultimo intento a passeggiare. Tale, se non l’occasione, la spinta a tracciare un quadro della figura dello scrittore svizzero (di cui ci siamo già occupati nel numero di gennaio del 2005) in un volumetto gustosissimo della nuova collana di Adelphi.
Robert Walser – prendendo a prestito Palazzeschi – ha ambito essere un omino di fumo. Nessun radicamento materiale. Scarsi legami affettivi, fino a estinzione. A un certo punto autore esclusivamente di foglietti volanti scritti a lapis. Come dice di lui Sebald: “tutto ciò che troviamo scritto […] possiede un’inclinazione a volatilizzarsi”. E... “un uomo al quale i suoi stessi pensieri affinati sulle minuzie diventavano incomprensibili”. La follia, certo. Il manicomio. Ma sentite qua cosa scriveva: “la cenere rappresenta in sé l’umiltà, l’insignificante, l’assenza di valore. E, ciò che è ancora più bello: essa stessa è pervasa dalla convinzione di non valere nulla. Si può essere più inconsistenti, più deboli, più inetti della cenere?” Parlava di sé…
Colonna sonora: AFX Chosen lords

UOMINI INCAPACI DI FARSI AMARE – Yasmina Reza (Bompiani. 132 pp., 14 euro)

reza
La tragedia di un uomo ridicolo. A questo si riduce l’esistenza di Adam Haberberg. 47 anni, scrittore fallito il cui ultimo romanzo è stato stroncato per eccesso di inconcludenza, marito egoista e annoiato, padre distratto e pedante. A dargliene coscienza è una diagnosi oculistica che, oscillando tra trombosi e glaucoma, lo fa sprofondare incontro alle più funeree previsioni. Abbandonato su una panchina di un giardino parigino, mentre si trastulla con fantasie catastrofiche, incontra una compagna di liceo, Marie-Thérèse. Insignificante allora, oggi rappresentante soddisfatta dell’esistente: quanto di più detestabile per il nichilista Adam. Eppure, nonostante fin dall’inizio non intenda condividere l’entusiasmo della donna, si lascia coinvolgere a seguirla fino a casa, in una delle più tipiche contraddizioni di un certo tipo di intellettuale cinico: affermare di desiderare una cosa e farne un’altra. In realtà, Adam è vittima di ambizioni sbagliate: appartenere a un’élite superiore con vocazione a restare incompresa.
Si ride e molto, perlopiù amaramente, in questo delirio condotto dalla Reza (che scrive e ha 47 anni…) con tono brillante e registro sarcastico. Alla maniera di Mordechai Richler e degli ebrei americani, ma anche di certo cinema francese tutto battute scoppiettanti cattiveria.
Colonna sonora: PHOENIX It’s never been like that

OLD FAshION
DAVID GOLDER – Irène Némirovsky (Adelphi. 180 pp., 16 euro)

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Fate una cosa, per essere sicuri che questo libro valga la pena essere letto: andate direttamente all’ultima pagina e leggetela da “Golder restò solo” in poi. Se la descrizione degli ultimi istanti del protagonista vi sembrerà così potente da immedesimarvi in un vecchio al momento del trapasso – nonostante voi non ci siate mai andati neppure vicini e ignoriate beatamente cosa possa passare per la testa in quegli attimi lì – tanto da provare un fremito repentino che vi scuote il corpo, non ci sono dubbi: amerete moltissimo questo romanzo.
Come dite, che vi abbiamo raccontato la fine? Guardate: se è per quello, che David Golder morirà, lo si intuisce fin dal terzo paragrafo, quando gli viene annunciata la morte del socio in affari Marcus. La Némirovsky, con l’intuito che ormai abbiamo imparato a riconoscerle – in precedenza vi abbiamo già segnalato “Il ballo” e “Suite francese” – all’inizio cerca di spiazzarci, rappresentandoci Marcus, nel corso di un dialogo tra i due, come quello più spregiudicato e corrotto. E invece pari sono. Sparito Marcus, non le resta che indirizzare verso Golden la propria attenzione maniacale per i tic dell’alta borghesia: la famiglia (moglie arpia, figlia approfittatrice dell’incondizionato amore paterno) e il gruppo di accoliti opportunisti di cui si circonda. A ricordarci – oggi che capita di rimpiangere i tempi che furono come animati da virtuosi - che il mondo della finanza internazionale si è sempre caratterizzato per la pochezza di scrupoli.
Colonna sonora: PAUL SIMON Surprise

I RACCONTI – Clemens Brentano (il melangolo. 356 pp., 20 euro)

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“Il suicidio per la nausea provocata dalla vanità del mondo è tipico del nostro tempo”. Nossignori: non siamo nel salotto di Bruno Vespa. E chi parla non è Paolo Crepet, ma Clemens Brentano, uno degli autori di punta del romanticismo tedesco. Che continua reclamando la necessità che la chiesa insegni agli uomini il valore delle cose terrene, anziché insistere sulla loro inconsistente aleatorietà. Possibile? Certo, se si considera che Brentano affrontava una vera e propria emergenza. Infatti, nel secondo decennio dell’800, nell’ambito di un certo milieu sociale – quello ricco e colto - divenne quasi una moda suicidarsi. Un amore non corrisposto, un evento che intaccasse il senso dell’onore, una speranza disillusa e - puff! – ci si levava dal mondo.
E’ probabile che Brentano non dovesse considerarsi del tutto immune da responsabilità per questo tipo di dipartita da parte di cotanti giovani, avendo contribuito all’elaborazione della poetica romantica nella sua qualità di drammaturgo. Anche per questo motivo dovette convertirsi al cattolicesimo e scrivere i racconti presenti in questa raccolta, accomunati tutti dal tentativo di ristabilire il giusto senso da dare alla vita. Con una macchinosità – ma anche una precisione – tutta tedesca, partorì allora un classico del suo tempo come “Storia del prode Kasperl e della bella Annerì”.
Colonna sonora: GNARLS BARKLEY S.Elsewhere

BAzar COLLECTION
DON CHISCIOTTE E LA RISOLUTA VOLONTA’ DEL SOGNO – Antonio Moresco / Alessandro Sanna ( Tre Lune Edizioni in Mantova 42 pp., 28 euro)

Ci sono libri in cui incappiamo, incuriositi dal formato, dalla copertina argentea e dalla risoluta volontà del nostro sognare. Libri come questo. Che sfogliamo e poi acquistiamo, avendo stabilito risolutamente che devono stare nella nostra biblioteca. Che riprendiamo in mano quando siamo in debito di desiderio, quando la nostra capacità sognante viene meno. Libri che allora torniamo a interrogare, propedeutici come sono alla rilettura del Classico da cui tutto ha avuto inizio (è il caso dello scritto di Antonio Moresco) o propugnatori di un’interpretazione di quanto abbiamo appena riletto (è il caso delle illustrazioni di Alessandro Sanna).
Moresco ci racconta della mano mozzata di Cervantes, della sua vita intrepida, del senso di fallimento che ha originato l’uniforme scalcinata che continua a cavalcarci accanto, nostra ombra custode che non sapremo mai ‘se ci è o ci fa’.
Sanna ci restituisce un Don Chisciotte che affronta torme di libri, che smantella la sicumera del sapere umano e si inchina – in una tavola raffinatissima – a una splendida insormontabile vetta: una Dulcinea col capo reclinato, conferma visuale del legame tra eros e thanatos.
Così, in un’improvvisa leggerezza, capita di canticchiare un jingle pubblicitario di qualche anno fa: Donchisciotte e SancioPancia / vanno in giro per il mondo / uno lungo lungo lungo / l’altro tondo tondo tondo. E, pur disarcionati e laceri, di non stancarsi di affrontare la vita.
Colonna sonora: PET SHOP BOYS Fundamental

PARADISE NOW – Hany Abu-Assad (Feltrinelli. Dvd + libro 77 pp., 16,90 euro)

paradiseNow
D’accordo è estate. La sera c’è di meglio da fare che stare davanti alla tv. Però metti che piova o che proprio non ti vada di uscire. Sui vari canali non danno niente di decente: quale occasione migliore allora per mettere mano alla pila dei dvd? Magari per ripercorrere un film già visto, uno di quelli belli-belli, che ti ha provocato emozioni fortissime. Tanto per verificare se ne è ancora capace o se tu sei ancora ipersensibile all’argomento. Che è il terrorismo kamikaze. Quel fenomeno a cui - ci dicono - tocca abituarsi (!), ché tanto permeerà di sé almeno la prima metà di questo secolo. Ci arriverà in casa: prenderemo timorosi l’autobus e in discoteca balleremo a chiappe strette. Soprattutto impareremo a diffidare: dello straniero, del diverso, un po’ di chiunque.
La visione pur prostrante di questo film asciutto, nient’affatto melodrammatico, privo di ogni facile effettaccio - era facile abbandonarsi al grandguignol bombesco - è ben lungi da indurre lo spettatore a un rassegnato fatalismo. Nel primo piano insistito sullo sguardo di uno dei due kamikaze palestinesi, non può non leggersi l’invito del regista alla rivolta contro l’accettazione di questo stato di cose. Si può intervenire a spezzare la catena di vendette tra israeliani e palestinesi. Anzi, si deve intervenire. E così si eviteranno tanti altri inutili spargimenti di sangue, un po’ ovunque.
Libro con scritti di Amos Oz e Cristoph Reuter.


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