Pagine di vita palpitante
Un romanzo di formazione che pulsa di energia viva. Un altro che viene fuori come una vera e propria saga raccontata con ironia e affabulazione. E poi un inedito modo di raccontare il secolo scorso, attraverso le malefatte di politici, rockstar, capiclan mafiosi, serial killer e un inatteso Bill Gates…

BAZAR SEGNALA

thompson BLANKETS – Craig Thompson (Coconino Press. 582 pp., 29 euro)

Immaginate Gerry Scotti che vi incalza: “Il bugigattolo, Nella fornace, Foglio bianco, Statica: sono i primi 4 capitoli di un romanzo austriaco o di un fumetto americano?” Probabilmente in molti cadrebbero nel tranello, fornendo trionfanti la prima risposta. Infatti, l’autore di questo splendido romanzo di formazione non è Thomas Bernhard, ma si chiama Craig Thompson e viene dal Wisconsin. Con un’abilità consumata, infarcisce le quasi 600 pagine di vita palpitante. C’è l’infanzia, con le sue mitiche paure e la spensieratezza assorbente. La pubertà, in cui si affaccia il timore dell’inadeguatezza e si fa strada la scoperta dell’individualità. L’adolescenza, con il rifiuto del modello adulto dei genitori e l’aspirazione a costituirne uno migliore. L’inizio è da antologia. Ma della letteratura. Nessuna esagerazione. Craig e il fratello minore Phil costretti a dormire nello stesso letto. I dispetti reciproci. Il padre che sale minaccioso le scale. La punizione che scatta - a sorpresa - nei confronti del più piccolo, che viene rinchiuso in una stanza piena di ragni. Il senso di colpa di Craig, alimentato dalle urla strazianti del fratellino.

E poi: il bullismo scolastico, la Chiesa Battista della Trinità, l’amore per Raina. La tentazione di farsi pastore e l’abilità nel disegnare. E tutt’intorno il candore mistico della neve e la soddisfazione di lasciare una traccia, anche se temporanea.

Se la navigazione vi gusta, altri approdi felici sono “Il grande male” del francese David B. e “Appunti per una storia di guerra” dell’italiano Gipi.   

Colonna sonora: THIEVERY CORPORATION The cosmic game


TALENT SCOUTING

 

pipernoCON LE PEGGIORI INTENZIONI – Alessandro Piperno (Mondadori. 308 pp., 17 euro)

Facciamo finta che: Alessandro Piperno sia un giovane autore esordiente come tutti gli altri. In altre parole che non gli sia toccato in sorte di balzare in testa alle classifiche di vendita - staccando nella corsa al bestseller cavalli di razza del calibro di Wilbur Smith e Papa Giovanni Paolo II – e contemporaneamente di avere lodi critiche pressoché unanimi. Altrimenti il rischio è di porsi l’interrogativo specioso se meriti o meno il successo che gli è piovuto addosso, magari andando a cercare il pelo nell’uovo: non passano inosservati ad esempio certi compiacimenti lessicali, quali “psicotropaico” o “cupio dissolvi” ripetuti davvero troppe volte nel testo.

La storia dei Sonnino, famiglia ebraica dell’alta borghesia romana, è una vera e propria saga, raccontata con perspicace ironia e grande sapienza affabulatoria dall’ultimo discendente, il poco più che trentenne Daniel. La parte più efficace è certamente il ritratto del capostipite, il nonno Bepy, capace di creare una fortuna e di sperperarla, di compiere gesti di grande eleganza mostrando al contempo un egoismo sfrenato: personaggio che ricorda il Barney della famosa versione, descritto con un’attenzione ai particolari a tratti degna davvero di un Saul Bellow. Gli anni ’60 sono resi nello stile de “Il sorpasso”: l’euforia del boom economico e la tragedia incombente dietro l’angolo. Purtroppo, avvicinandoci ai nostri tempi, nel mostrare la radiografia del decorso delle illusioni perdute di Daniel, il romanzo segna un po’ il passo, risultando velleitario il tentativo di far apparire mitici anni così recenti.

Colonna sonora: RICKY FANTE’ Rewind

 

PENSARE LEGGENDO

papiACCUSARE – Giacomo Papi (Isbn Edizioni. 204 pp., 14 euro)

Una copertina bianca su cui campeggia un codice a barre sovradimensionato e un titolo secco e risoluto “Accusare”: si presenta così questa storia del Novecento in 366 foto segnaletiche. Un’idea geniale quella di Giacomo Papi. Un modo davvero interessante di raccontare il secolo scorso: da una prospettiva solo in apparenza straniante. Tanto è vero che questo, più che un percorso di tante devianze, alla fine risulta essere una cronaca fedele di quanto i vari establishment hanno cercato di marginalizzare – schedandolo - per fisiologica incapacità di contenere le differenze. Infatti, provenendo la maggior parte delle foto da archivi di polizia, ovvio immaginarsi che di soli delinquenti si tratti. E invece troviamo perseguitati politici come Gramsci e Pertini, accanto ad altri che una volta al potere hanno imposto la stessa sorte che avevano subito (Stalin e Fidel Castro). C’è Moro e le Brigate Rosse. Ci sono i serial-killer, i banditi belli e tenebrosi, i capi-clan della mafia e – noblesse oblige – rockstar, attori e sportivi, in campo per conquistarsi la patente di “maledetti”. Curiosamente, non ci sono scrittori. E sì che alcuni di loro hanno ucciso, rubato, quantomeno guidato in stato di ebbrezza. Chissà, forse non facevano notizia, neanche in un libro… Le foto sono corredate di schede ben curate, quasi mai solo didascaliche. In appendice, un saggio dell’autore ricco di spunti di riflessione.

La foto più divertente? Quella di un giovane svagato: Bill Gates. Quella più triste - forse anche perché è l’ultima e la più vicina nel tempo – quella di un Sandro Baldoni con lo sguardo già altrove.

Colonna sonora: ’A67 ’A67


UPPER READERS

lipsyteVENUS DRIVE – Sam Lipsyte (Minimum fax. 153 pp., 12 euro)

Ho giurato a mia madre che avrei messo la testa a posto, ma lei era in coma, quindi credo che il giuramento non valga”. Questo pensa il protagonista di “Ceneri” - forse il miglior racconto di questa raccolta, con un finale di quasi insostenibile commozione - un morfinomane che presta soccorso quotidiano alle vecchiette del suo condominio, accarezzando l’idea che il vero dono sarebbe eliminarle.

Una frase davvero paradigmatica, che ben esprime l’odierna condizione di disorientamento individuale di una generazione che si sente orfana del sentimento materno. E infatti la cifra stilistica di Sam Lipsyte è quella dell’algidità. Immedesimandosi nei suoi personaggi ci si sente nudi, come spogliati, in una condizione di febbricitante freddo, simile a quella dei morti dell’obitorio cui fanno visita due ragazzine peregrinando per la città con i pattini ai piedi in un altro racconto. Ulteriori indizi? Trentenni che confessano di aver sprecato la giovinezza o di possedere un’anima vecchia. Adolescenti grassi che si suicidano non sopportando più le prese in giro dei compagni di campeggio o ex musicisti con i sensi di colpa per aver presentito, senza riuscire a impedirlo, che i loro migliori amici si lasciassero saltare le cervella.

Eppure, nonostante l’inventario sia questo – per tacere di padri moribondi, madri malate e tanti tossici – il miracolo che la scrittura controllatissima di Lipsyte sa compiere è quello che non se ne esce dilaniati. Anzi.    

Colonna sonora: BECK Guero

 

 OLD FASHION

rothLAMENTO DI PORTNOY – Philip Roth (Einaudi. 234 pp., 8,60 euro)

Sono passati 38 anni da quel 1967 in cui lo storico lamento – un ah! composto di 242 a, 5 h e 5 ! – deflagrò dall’ultima pagina del libro di Roth. Portando con sé una scia di scandalo che investì prima la comunità ebraica e poi divenne caso nazionale, finendo per depositarsi irrevocabilmente nei volumi di storia della letteratura americana. Chissà, forse a turbare le coscienze, più che la sessualità esplicita – in fondo “Tropico del cancro” è del 1934 - fu il nuovo tono spregiudicato della voce del protagonista, preludio del sessantottesco “We want the world and we want it now!”.

Il romanzo è strutturato come un resoconto che il paziente fa al proprio analista – il Dr. Spielvogel, naturalmente di origine tedesca – per curarsi della sua patologia, così definita: “disturbo in cui forti impulsi etici e altruistici sono perennemente in conflitto con violenti desideri sessuali, spesso di natura perversa”. Infatti, Portnoy è un giovane e brillante avvocato che, pur occupandosi di diritti civili, non esita a costringere la propria amante a un rapporto a tre con una prostituta. In realtà, il suo problema pare essere quello di spingere sempre oltre la trasgressione nell’aspettativa di una punizione divina che però non giunge mai.

Esilarante è soprattutto il ritratto familiare. Dalla madre, che il bambino Portnoy crede  incarnarsi sotto altre spoglie in ognuna delle sue insegnanti, al padre assicuratore, che soffrendo di stitichezza, lotta con il figlio asserragliato in bagno a masturbarsi, complici gli indumenti intimi della sorella.      

Colonna sonora: RUFUS WAINWRIGHT Wanto two

 

 

BAZAR COLLECTION

zeichenPASSEGGIATE ROMANE – Valentino Zeichen (Fazi Editore. Dvd + libro, 28 euro)

Se siete tra quelli che al mattino mettono la sveglia per non perdersi le splendide trasmissioni di Rai3 - prodotte da RaiEducational - finendo inevitabilmente per far tardi al lavoro o a scuola, questo dvd fa per voi.

Che strana e stimolante sensazione essere condotti per Roma da un poeta come Valentino Zeichen! Il suo incedere per le strade insieme distratto e meditabondo, l’imbattersi apparentemente casuale con siti che evocano generazioni antiche o più semplicemente ricordi infantili, il suo eloquio piano eppure intermittente come quello di un cuore soggetto ad aritmie. Ma la vera forza di questa testimonianza consiste nel fatto che nessun intervento sembra preparato. Di fronte al Ponte Milvio, al Colosseo o al Pantheon, Zeichen sembra concepire e distillare per la prima volta il suo pensiero: simile alla poesia nel suo affacciarsi alla mente e poi farsi verso. Ecco che allora al poeta tutto è concesso. Scagliarsi contro i nemici della Bellezza: sia che siano più o meno condivisi da tutti (lo smog), sia che siano politicamente scorretti (la gente, il turismo di massa). Ma anche raccontare che le pietre sconnesse dell’Appia Antica gli hanno sciupato un bel paio di scarpe.

Quando il viaggio finisce si è presi da un po’ di malinconia. Due i rimedi: ripremere il pulsante “play” o leggere l’annesso libretto di poesie “Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio”, non con la nostra voce ma con il tono, l’inflessione e le pause scandite dal poeta.


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