I Pink Floyd? Da studiare!
Arriva un libro che esplora il fascino e lo spessore di un lavoro musicale di grande ingegno. The Wall è un concept album, un film, ma anche un live teatrale complesso e multimediale
Mancava all’interno della bibliografia musicale italiana un testo che intraprendesse un’accurata analisi, a livello storico e teorico, di una delle opere più importanti che siano state concepite dall’istinto e dall’ingegno musicale nei cinquanta anni di vita del rock. Pink Floyd-The Wall / rock e multimedialità  è infatti il testo curato da Gianfranco Salvatore (Stampa Alternativa; pp. 305; €15) che racconta e studia da diverse prospettive uno degli album più celebri della musica popolare. Attraverso una serie di saggi – scritti oltre che dallo stesso Salvatore anche da Alessandro Bratus, Gabriele Marciano e Giandomenico Curi –. il libro offre al contempo un dettagliato resoconto sulla genesi  dell’opera e uno studio particolareggiato sugli aspetti artistici e musicali del lavoro dei Pink Floyd.

The Wall infatti è un concept  album, un film, ma anche un live teatralmente complesso, multimediale. E ognuno di questi momenti dell’opera, che insieme costituiscono l’architettura di The Wall, viene analizzato nel testo nella sua autonomia e allo stesso tempo come parte di un insieme artistico  linguisticamente complesso. E dall’analisi dell’opera emerge spontaneamente anche un’analisi del gruppo, dalle sue origini fino al divorzio con Roger Waters a cui, per necessità, il libro dedica ampi spazi, scrutando nelle sue vicende biografiche alla ricerca di chiavi di lettura dei testi dei brani musicali. The Wall fu concepito da Waters a seguito del concerto che i Pink Floyd tennero nel 1977 a Montreal, in Canada, durante il tour Pink Floyd In The Flash (si pensi ai titoli dei brani che aprono e chiudono l’album The Wall). Fu proprio in quell’occasione che Roger sputò sul viso di un animato spettatore in prima fila. Per il geniale ed estroverso musicista inglese il comportamento del pubblico, vastissimo, era assolutamente insensato, esistenzialmente nauseante: quella massa di gente in delirio, che vedeva e sentiva poco o nulla del concerto, apparve improvvisamente ai suoi occhi come un popolo levitante nell’idiozia alla ricerca del proprio dittatore. Da lì l’intuizione di costruire un muro tra il gruppo e il pubblico. Un muro fisico – rappresentato dal vivo durante il concerto – ma anche psicologico e, forse, politico.

Pink Floyd-The Wall offre così un ampio e approfondito studio su una delle opere più importanti della storia della musica non-colta. Con il solo difetto di soffrire, a volte, di eccessiva prolissità (con una conseguente ridondanza delle informazioni) indotta dalla saggistica frammentarietà della struttura. Forse, una riduzione dei diversi interventi a uno studio unitario avrebbe potuto donare al testo una maggiore snellezza e una più fruibile leggibilità. Anche se, in questo modo, si sarebbe perso di vista il ‘metodo’ di lavoro interno al libro stesso, e che consiste appunto nell’analizzare l’opera attraverso prospettive di ricerca differenti

 

Dissonanze

Oltre a essere una composizione di Scönberg e il titolo di una celebre raccolta di saggi di Adorno, Dissonanze è il nome di uno dei più importanti festival di musica elettronica italiana. Festival che negli anni è andato estendo i suoi interessi verso il variegato universo delle arti digitali, come dimostra inoltre la presenza nell’edizione che si svolge dal 19 al 21 maggio a Roma del collettivo inglese dei The Light Surgeon, protagonista di un’installazione visuale che ha come supporto la facciata del Palazzo dei Congressi del quartiere EUR, e dei video artisti Granular Synthesis.

Era il 2000 quando il festival mosse i suoi primi passi all’Opera Paese in via di Pietralata. Cinque anni fa ascoltare in città anche i To Rococo Rot non era cosa facile. E per i patiti delle nuove espressioni musicali legate ai mondi dell’elettronica non esistevano punti di riferimento stabili, né festival che offrissero un organico sguardo sulle linee di ricerca del momento. E Dissonanze, sulla scia di importanti realtà europee come il Sonar di Barcellona, negli anni ha saputo offrire proprio questo, aprendo la strada a un universo musicale che oggi è seguito da diversi spazi culturali della città.

Sempre a Pietralata si è svolta poi nel 2001 una delle migliori edizioni del festival. Un unico ambiente diviso su due piani che ha offerto al pubblico la possibilità di esercitare un compatto e contenuto nomadismo musicale, praticando il quale si potevano incontrare gruppi come i Matmos, impegnati nella performance A chance tu cut is a chance tu cure, o ammirare artisti come Oval e Ryoji Ikeda interagire, il primo con energia schizoide e il secondo con algida professionalità, con il proprio laptop. Nomadismo che è rimasto tra i tratti caratteristici di Dissonanze, che dal 2002 in poi ha sempre distribuito i concerti, divisi in programmi pomeridiani e serali, tra diverse location della città. Un aspetto organizzativo, quest’ultimo, che se da una parte ha disperso un poco l’atmosfera ‘rituale’ del festival, dall’altra ha permesso di dare a ogni esibizione uno spazio appropriato alla propria musica – più raccolto per performance contemplative, più ampio per eventi maggiormente legati alla night culture.

Quest’anno i luoghi coinvolti sono il Teatro Palladium, dove si svolge il concerto di inaugurazione dei Matmos insieme all’Alter Ego Ensemble (in un omaggio al compositore Giacinto Scelsi prodotto da Dissonanze), il Goa e, novità tutta da scoprire, il Palazzo dei Congressi, dove si esibiscono tra gli altri Ryoiji Ikeda, Thomas Köner, Ricardo Villalobos, Dimbiman, Jamie Lidell, Karl Bartos e Tiga.

E’ possibile acquistare i biglietti in prevendita e consultare il programma completo sul sito www.dissonanze.it

 

In Tour

Laurie Anderson: elegante e indefessa nell’esplorare gli ampi territori di ricerca del musicale, la Anderson è in concerto il 12 e il 13 maggio presso il Parco della Musica di Roma per le uniche due date italiane del suo tour. Per l’occasione presenta il progetto The End of the moon – secondo capitolo della trilogia iniziata nel 2002 con Happiness – che esplora il rapporto che intercorre tra spiritualità, guerra, consumismo ed estetica.

www.laurieanderson.com

 

Herbie Hancock: tra i maggiori pianisti del jazz di tutti i tempi, Herbie Hancock è in concerto in Italia con il suo quartetto il 5 maggio al Teatro Solvay di Rosignano, il 6 al Teatro Alighieri di Ravenna, il 18 presso la Sala Palladio della Fiera di Vicenza e il 19 all’Auditorium di Roma

www.herbiehancock.com

 

Ornette Coleman: sempre all’Auditorium di Roma da segnalare il concerto dell’8 maggio che vede salire sul palco il padre del free jazz (è del 1960 l’album manifesto Free Jazz) e autore, tra l’altro, della celebre colonna sonora del film di Cronenberg Naked Lunch

www.harmolodic.com/ornette


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