Com’erano venute buone le ciliegie…
In questo tempo di ciliegie non abbiamo resistito al fascino di questo titolo rubato a Mario Castelnuovo per farlo nostro… E allora scivolate tra le sue note magiche e fiabesche, come tra quelle morbide di Maucha Adnet, o quelle pastorali di Antony Phillips

murruGiugno

Mario CastelNuOvo
Com’erano venute buone le ciliegie nella primavera del ‘42
Edel

Il titolo prelude a qualcosa di intimo, magico, qualcosa che ha il sapore del racconto e della confidenza. E allora non sorprende scoprire la voce di Athina Cenci che commuove in “Montaperti”, e sentire Lina Wertmuller che recita nella title-track. Ma è Mario Castelnuovo a conferire a questo cd un’aura magica da capolavoro, con la sua voce calda e sexy, con il suo stile parco e asciutto, con il suo misticismo laico che conquista. Non stupitevi se vi troverete a pensare a De Andrè mentre lo ascoltate. Ha la sua stessa eleganza musicale e la sua capacità di penetrazione nell’anima. Lasciate la porta aperta.

Maucha Adnet
The Jobim Songbook
Kind of Blue

Morbide sinuosità che ci cullano su ritmi cadenzati da grandi strumentisti come Joe Lovano al sax, Randy Brecker e Claudio Roditi al flugelhorn. E’ un cd che conquista subito: per la sensualità della voce di Mahcha ma anche per la forza trascinante delle note, talmente trascinante che è difficile restare ad ascoltare senza provare a muovere morbidamente i fianchi o i piedi, senza trovarsi ad oscillare la testa rincorrendo quel movimento scandito dai suoni. Ed è una bella sorpresa scoprirsi ad ascoltare la splendida Àguas de Março cantata e ritmata con una dolcezza inedita che convince e conquista. Una voce profonda, ricca e misteriosa come l’ha definita lo stesso Antonio Carlos Jobim, con il quale l’artista ha cantato nelle tournée di tutto il mondo. Voce che entra nelle vene, soprattutto se accompagnata dal trombone di Jay Ashby e dalla chitarra acustica di Romero Lubambo. Inebriante.

Miele RaNcido
Parole non Scritte
AP BEAT Record
L’incipit è subito seducente. Un incalzare lento che prende dentro all’istante. Originale il timbro di voce di Antonella Zampetta, che sceglie di non omologarsi con le mode vocali del momento, ma si mostra duttile e modulabile come un buono strumento. Canta in italiano, ma con un’efficacia verbale e comunicativa che raramente si trova in testi scritti nella nostra difficile lingua, e che non cade mai nel banale. Ad affiancarla è Max Cavallo, anche autore di tutti i testi, che con la sua chitarra ritmica riesce a proporre nuove profondità sonore, inattese, gradevoli, eccentriche. La chitarra solista è suonata da Carmelo Labate che ha collaborato al lavoro. Un cd che al primo ascolto è capace di farsi notare con forza. E al secondo ascolto svela un fascino sottile e una precisa volontà di indagare i suoni alla ricerca di nuove opportunità. Senza mai privarci tuttavia di una sana orecchiabilità.

Antony Phillips
Field Day
Blueprint

Forse il nome non vi dice nulla, eppure è stato il chitarrista della formazione originale dei Genesis, che lasciò nel 1970. Un curriculum che quindi la dice lunga sulle sue capacità artistiche, anche considerando il fatto che ha sempre continuato ad essere fonte d’ispirazione della band anche negli anni a venire. Qui però lo troviamo da solo a riempire di emozioni e di semplicità un doppio cd che si presenta come un viaggio in un mondo bucolico, fatto di campi verdi, di mattine primaverili di sole e di note folk che si innestano in un mondo fantastico e reale al tempo stesso in cui non facciamo alcuna fatica ad emozionarci. Straordinaria capacità quella di realizzare un intero album di sole chitarre acustiche. Un ricamo.

Amparanoia
La Vida Te Da
Wrasse

Potrebbe essere paragonata a Manu Chao, ma come tutte le donne, Amparo Sanchez ha in più la forza della femminilità che conferisce ai suoi brani quella sensualità che Manu Chao non potrebbe mai conquistare. Un lavoro che intreccia ballate melodiche con rumbe, flamenchi ed altri influssi sonori tanto da costruire un patchwork musicale di grande suggestione. Un cd che raccoglie 13 canzoni guidate dal suono di straordinarie chitarre, capaci di portarci direttamente in Spagna, magari proprio a Granada, dove Amparo è cresciuta, oppure in giro per il mondo alla ricerca di quelle influenze di stili e generi che solo un’artista sa cogliere e trasmettere. Non a caso è stata premiata dalla BBC con il World Music Award per l’Europa.



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