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Una New York raccontata da un francese o un’altra descritta in 10 racconti satirici con tanto di tavole a fumetti? L’autobiografia impietosamente sincera di Ray Charles o un provocatorio saggio su come lavorare meno? I 12 racconti di uno scrittore suicida a 26 anni o l’ultimo libro di un autore dal genio surrealistico?
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BAZAR SEGNALA

BROTHER RAY – Ray Charles (Minimum fax. 392 pp, 14 euro) Si sa: le autobiografie sono un genere a sé. Un genere che raramente tradisce le aspettative. Scovare la persona che si annida dietro la propria rappresentazione. Infatti, quand’anche si incappi nella più insulsa delle autocelebrazioni di un personaggio, c’è sempre qualcosa che sfugge al controllo, l’elemento rivelatore della persona. Nel caso di Ray Charles, il ritratto che ci restituisce di se stesso appare così impietosamente sincero, che a tratti viene da supporre a un’elaborata strategia ordita dalla mente per scaricarsi la coscienza. Si prenda ad esempio la sua sfrenata attività sessuale. Anziché sottacerla, la ammette candidamente: “Mi tirano un sacco i festini, e non me ne perdo uno. Sono uno sballo favoloso, ore meravigliose.” Estremo coraggio o paraculaggine, dato che poche pagine prima ci ha rivelato: “sono sempre stato senza freni in fatto di donne, e solo ora riesco a capire come la mia lunga serie di avventure abbia finito per distruggere il mio matrimonio”? Dal quale – per inciso - sono nati tre figli, più altri sei, tutti riconosciuti, avuti ognuno da una donna diversa. Un’infanzia difficilissima, la sua. Nasce nero in uno stato del Sud, la Georgia. Un padre che se ne frega di lui. A 5 anni assiste impotente all’annegamento del fratello più piccolo. A 7 diventa cieco. A 15 perde la madre. La vocazione musicale, ma ancor più il senso di dignità trasmessogli dalla rigida educazione materna, lo sostengono spingendolo verso una propria autonomia. Cieco guiderà moto e auto, si trasferirà di città in città, in una brama di conoscenza delle cose del mondo che non si fermerà neppure di fronte alla droga. Di cui diverrà dipendente, causandogli anche degli arresti. Dalla miscela di gospel e blues inventerà – letteralmente – un genere che ancora imperversa nelle classifiche di tutto il mondo: il soul. Come la Georgia per lui, “The genius” resterà sempre impresso nelle nostre menti. Anche grazie a questo bellissima autobiografia.
Colonna sonora: RAY CHARLES More music from “Ray”

central park
TALENT SCOUTING
CENTRAL PARK WEST STORIES – Glauco Della Sciucca (Zelig Editore. 160 pp., 14 euro) Un libro inconsueto e coraggioso nella forma, per un esordio originale: 10 brevi racconti satirici intervallati da un buon numero di tavole di segno fumettistico. Gli uni e le altre a descriverci New York e la sua gente. O meglio, una certa New York e certa sua gente: il lato occidentale del Central Park e gli esponenti più eccentrici della classe medio-alta, psicanalizzata e autoironica. Si tratta di un’esperienza straniante. Infatti, accade che la lettura dei racconti – pur essendo tutt’altro che banali - scorra rapida e leggera, garantendo un divertimento estemporaneo, senza però lasciare tracce significative che si imprimano al ricordo. Mentre il passaggio in rassegna delle tavole costringe alla contemplazione, al desiderio di interpretarle e di coglierne i particolari reconditi, inducendoci – a lettura ultimata – a riaprire il libro per tornare a visionarle. Chissà, può darsi dipenda dall’impatto diverso prodotto dai due mezzi espressivi, oppure dal talento di Glauco Della Sciucca: enorme in qualità di disegnatore, un po’ più nella norma come scrittore. Colpisce poi che la maggior parte delle figure umane che riempiono queste pagine siano maschi di mezz’età incravattati, colti durante deambulazioni ansiogene, guidate dai loro occhiali. Certo, le lenti sono un tratto distintivo del rango intellettuale: ma la loro diffusione non vorrà sottolinearne la miopia, l’incapacità di vedere l’insorgenza di altri bisogni nel resto del globo, presi come si è dal brulichio incessante del quotidiano e dell’interrogarsi egotista (“non ho mai avuto una grande considerazione di me, e devo assolutamente capire il perché”)?
Colonna sonora: AFTERHOURS Ballate per piccole iene

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PENSARE LEGGENDO
BUONGIORNO PIGRIZIA – Corinne Maier (Bompiani. 160 pp., 9,90 euro) Il sottotitolo è invitante: “Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”. Attenzione però, perché per metterlo in pratica sono necessari alcuni requisiti. Innanzitutto l’azienda: deve essere grande. Una multinazionale, un’impresa nazionalizzata o una pubblica amministrazione (anche se, curiosamente, forse per motivi di etica sociale, l’autrice evita di includere quest’ultima fattispecie). Poi il ruolo: quadro intermedio. Quindi: né dirigente né semplice dipendente. Solo così è possibile al lavoratore - una volta accortosi che l’azienda promette ma non mantiene, pretende senza dare nulla in cambio e produce merci in eccesso rispetto ai reali bisogni dell’acquirente – defilarsi verso ruoli inutili (consulente, analista, ricercatore): gli unici che non consentano un controllo puntuale del proprio operato. Insomma: sfruttare l’azienda, ricordando che si lavora perché costretti a portare a casa un salario. Boicottarla, perché solo dall’interno è possibile sabotare il capitalismo. Che di questi tempi è ormai diventato modello unico, universalmente inseguito nella sua sregolatezza portatrice di iniquità sociali. Certo, si tratta di un pamphlet infarcito di contraddizioni che saltano all’occhio. Però mai numerose come quelle dello stesso capitalismo. E poi, Corinne Maier, ne è perfettamente consapevole. Il suo obiettivo è la provocazione giocosa. Fino a un certo punto, però. Intanto lei ce l’ha fatta: economista part-time, dedita alla psicanalisi e alla scrittura nel molto tempo libero. Ora tocca a noi.
Colonna sonora: PINK MARTINI Hang on little tomato

pancake

UPPER READERS
TRILOBITI – Breece D’J Pancake (Isbn Edizioni. 188 pp., 13 euro)

La biografia dello scrittore: meglio conoscerla oppure ignorarla prima di affrontarne l’opera? Breece D’J Pancake si è sparato a 26 anni, nel 1979. Sapendolo è quasi impossibile non fiutare segnali di avvertimento o non andare a caccia di tracce che indichino le ragioni del suo gesto tra i solchi dei dodici racconti che ci ha lasciato. Insomma: un po’ quello che accade per Kurt Cobain con le canzoni dei Nirvana. Diversamente è probabile che avremmo avuto la sensazione di esserci imbattuti in un uomo anziano che, al tramonto della propria vita, avvalendosi di una prosa secca e sapienziale, distilla la moltitudine di esperienze avute per trarne un senso.

Il leit-motiv di Pancake è il Tempo (“sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”), che scorrendo verso un’inevitabile deriva (“la merda va sempre a fondo e queste città scaricano la loro merda nel fiume per spingerla verso il delta”), lascia come unica forma di sopravvivenza il rifugio nell’interiorità (“gli istanti sovrani della sua giornata dovevano essere questi […] quando il resto del mondo se ne stava andando a letto oppure non se ne era ancora alzato”) .

Le storie, ambientate nel profondo sud degli USA, hanno per protagonisti minatori, prostitute, ex pugili e per comprimari violati tartarughe, volpi, galli combattenti. Restano dentro come i postumi di una sbornia e non stupisce che siano le preferite da J.T. Leroy e Tom Waits. Da non perdere.

Colonna sonora: EELS Blinking lights and other revelations

simenon

OLD FASHION
LUCI NELLA NOTTE – Georg
es Simenon (Adelphi. 168 pp., 14 euro)

Non finisce mai di stupire Simenon. Dal mare magnum della sua opera sterminata - riproposta da Adelphi con lungimiranza - tornano a galla, a una a una, perle splendenti. Si prenda questo “Luci nella notte”: per la sua precisione da referto, nel rendere una vicenda umana piena di sfumature, insidia da vicino quel capolavoro che è “L’uomo che guardava passare i treni”.

Composto nel 1953, durante un soggiorno nel Connecticut, questo romanzo evidenzia la capacità mimetica dell’autore, impareggiabile – lui, francese - nel descriverci l’incubo d’un weekend newyorchese caldo e appiccicoso con milioni di automobilisti stremati dalle file stradali. Tra questi, Steve e sua moglie, in viaggio per recuperare i due figli dal campeggio estivo. Prima della partenza, nessuna avvisaglia che Steve stia per entrare in quello che lui chiama “tunnel”: un disagio crescente che lo spinge a bere. E quando Steve beve, vede le cose da una visuale diversa: da rappresentante felice della middle class si trasforma in individuo bilioso che ce l’ha con il mondo intero. In un progressivo smarrirsi, da un bar all’altro, in seguito a un litigio perde anche sua moglie. E per un po’ si illude, per la prima volta, di vivere come un uomo vero, che asseconda i propri bisogni anziché ciò che gli altri si aspettano da lui. Ma deve fare i conti con un evaso da Sing Sing, la cui comparsa spariglia tutte le carte, causando un nuovo rovesciamento prospettico.

Il fatto è che Simenon impressiona, con il suo puntare dritto al cuore delle cose: perché, come dice anche qui, “le uniche risposte vere sono quelle brevi”.

Colonna sonora: SERGE GAINSBOURG Initials SG

rezza

BAZAR COLLECTION
SON[N]O
– Antonio Rezza (Bompiani. 206 pp., 7,20 euro)

“Ma guarda tu cosa s’è inventato questo per dare la dignità di libro a un raccontino: una pagina scritta e una bianca.” “E poi quelle scritte sono pure interrotte a metà. Che roba, pubblicano proprio tutti oggi!” Questo dialogo - carpito a una coppietta affiatata in una grande libreria milanese - in fondo esprimeva un pensiero lecito, anche se un po’ superficiale. Perciò ci siamo permessi di intervenire, cercando di accantonare l’eccesso di zelo del fan adorante cui imbrattano l’icona, suggerendo la seguente domanda: “Non trovate un po’ strano che l’editore si accolli il costo della carta in più, per un autore che non è certo una star televisiva?” E, incoraggiati da sguardi di disponibile curiosità, abbiamo proseguito: “Vedete, i giudizi su Antonio Rezza non conoscono mezze misure: è un genio o un ciarlatano. Ha scritto due libri – ‘Cogito ergo digito’ e ‘Ti squamo’ – che richiedono una grossa disponibilità al lettore: abbandonare la realtà e seguirlo nelle sue fantasie di stampo surrealistico, con la promessa di mostrargli qualcosa di sé cui non aveva mai pensato. Stessa cosa dicasi quando Rezza utilizza altre forme d’espressione: autore di due film, svariati cortometraggi, due interventi nell’ultimo cd di Frankie Hi.nrg, ma soprattutto di performance teatrali. Se non lo avete mai visto su un palcoscenico, dovete farlo assolutamente. E’ un’esperienza unica”. A questo punto i due, per svincolarsi da una situazione imbarazzante, hanno ripreso in mano “Son[n]o” e, forse, scartabellandolo hanno soppesato il valore delle frasi-manifesto che lo aprono e lo chiudono: “imparare a dormire sulla vita che scorre”e “dormire è il sogno più difficile”.

Colonna sonora: ASIAN DUB FOUNDATION Tank


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